Via libera all’assegno di mantenimento nelle separazioni in Comune

coniugi si separano

Il divieto di prevedere l’assegno periodico nelle separazioni/divorzi davanti all’ufficiale di stato civile è contrario alla ratio della norma (Consiglio di Stato n. 4478 del 26.10.2016)


Il Consiglio di Stato, con la sentenza in commento (n. 4478/2016) reputa contraria alla ratio della norma (d.l. n. 132/14) l’interpretazione fornita dal T.A.R. Lazio, con la sentenza n. 7813/2016, all’art. 12, comma 3, del d.l. n. 132/2014, ritenendo incluso l’assegno di mantenimento o divorzile nel divieto per i coniugi separandi innanzi all’ufficiale di stato civile di stipulare « patti di trasferimento patrimoniale».

Per gli approfondimenti sull’istituto e il commento alla sentenza del TAR: Niente più assegno periodico per le separazioni e i divorzi in Comune

In particolare, la sentenza del TAR Lazio ha ritenuto ricompresa nei vietati patti di trasferimento patrimoniale tutti gli accordi aventi un contenuto economico stipulati dai coniugi e quindi non solo quelli del trasferimento della proprietà o di altri diritti reali, ma anche quelli ad effetto obbligatorio, comportanti l’obbligo di corrispondere periodicamente una somma di danaro da un coniuge all’altro. Ciò anche a tutela del coniuge debole, che potrebbe essere costretto ad accettare condizioni economiche inique.

Questa interpretazione però non convince affatto il Consiglio di Stato, che ritiene invece compresi nei patti che i coniugi non possono inserire tra le condizioni economiche connesse alla separazione personale o al divorzio innanzi all’ufficiale di stato civile, solo:

  1. i patti aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa determinata
  2. la costituzione o il trasferimento di un diritto reale ovvero il trasferimento di un altro diritto
  3. la corresponsione in un’unica soluzione dell’assegno di mantenimento o divorzile (c.d. assegno una tantum), che non può essere oggetto di successiva modifica, a differenza degli altri patti e condizioni di natura economica, sempre modificabili in sede giurisdizionale o nella procedura semplificata davanti all’ufficiale di stato civile

Neppure condivisibile appare l’interpretazione teleologica del T.A.R. Lazio, a giudizio del quale, ammettendo pattuizioni ad effetti obbligatori nella procedura avanti l’ufficiale dello stato civile, si consentirebbe al coniuge economicamente ‘più forte’ di imporre al coniuge più debole condizioni inique.

Sul punto, il CdS ha rimarcato che il coniuge economicamente ‘più forte’ non ha un diritto potestativo alla conclusione della procedura semplificata di cui all’art. 12 del d.l. n. 132 del 2014, né può costringere quello ‘più debole’ ad un accordo davanti all’ufficiale dello stato civile.

Tale procedura semplificata, infatti, si fonda su un modulo consensuale e costituisce una ulteriore possibilità di scelta offerta ai coniugi per una via stragiudiziale e non giurisdizionale, che ovviamente non è obbligatoria né obbligata da ciascuno e per ciascuno di essi.

Del resto, il libero consenso dei coniugi rimane pur sempre il fondamento e il presupposto di tale eventualità e, in assenza di accordo, il coniuge ‘più debole’ non solo può rivolgersi ad un legale, per esperire tale procedura a condizioni eque o tentare la negoziazione assistita (pure prevista in questa delicata materia per una finalità deflattiva del contenzioso dall’art. 6 dello stesso d.l. n. 132 del 2014), ma mantiene inalterato, pena la violazione degli artt. 2, 3, 24, 29 e 111 Cost., il diritto potestativo di ottenere in via giurisdizionale la separazione o il divorzio, tramite la ‘tradizionale’ tutela costitutiva, alle condizioni ritenute legittime ed equilibrate dal Tribunale.

Quindi, via libera alla previsione dell’assegno periodico di mantenimento o divorzile per i coniugi che intendono separarsi o sciogliere il vincolo matrimoniale innanzi all’ufficiale di stato civile.


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