Sezioni Unite: l’usura sopravvenuta non esiste


Non è configurabile l’usura sopravvenuta anche se il tasso di interesse convenuto diventa usurario (Cass. Civ. Sezioni Unite, 19-10-2017, n. 24675)


di Avv. Stefania Giordano

Cass. Civ. Sezioni Unite, 19-10-2017, n. 24675

Principio di diritto

usura

Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della L. n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; nè la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto“.


  1. L’USURA SOPRAVVENUTA

Con la sentenza in commento le Sezioni Unite della Corte di Cassazione pongono fine al contrasto giurisprudenziale registratosi in ordine alla configurabilità della c.d. usura sopravvenuta, che si verifica nell’ipotesi in cui successivamente alla stipula del contratto di mutuo, il tasso d’interesse risulti superiore al tasso soglia determinato con il meccanismo disciplinato dalla L. 108/96. Il fenomeno, quindi, interessa sia i contratti stipulati antecedentemente all’entrata in vigore della richiamata legge, sia quelli successivi, qualora il tasso d’interesse intra soglia al momento della convenzione sia divenuto nel corso del rapporto usuraio per effetto della caduta dei tassi medi di mercato.

In particolare, all’indomani dell’entrata in vigore della L. 108/96, la giurisprudenza di legittimità iniziò a orientarsi nel senso dell’applicabilità della richiamata legge anche ai rapporti pendenti alla data della sua entrata in vigore, con conseguenze sul tasso d’interesse contrattuale, sia pure riferite alla sola parte del rapporto successiva a tale data. Ciò indusse il legislatore a intervenire con la norma d’interpretazione autentica di cui al D.L. n. 394 del 2000 art. 1, comma 1 (Legge di conversione 28 febbraio 2001, n. 24), disponendo che “Ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento“.


  1. L’USURA SOPRAVVENUTA DOPO LA NORMA DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA

Dopo l’entrata in vigore della sopra richiamata norma di interpretazione autentica, si è registrato nella giurisprudenza di legittimità un contrasto circa la configurabilità dell’usura sopravvenuta.

Segnatamente, un primo orientamento, in ultimo avallato anche da Cass. Sez. 1^ 27/09/2013, n. 22204 e Cass. Sez. 1^ 19/01/2016, n. 801, non ritiene configurabile tale fenomeno ed esclude che il meccanismo dei tassi soglia previsto dalla legge n. 108/96 sia applicabile alle pattuizioni di interessi stipulate in data precedente la sua entrata in vigore, in quanto la norma d’interpretazione autentica attribuisce rilevanza, ai fini della qualificazione del tasso convenzionale come usurario, al momento della pattuizione dello stesso e non al momento del pagamento degli interessi.

Un opposto orientamento, invece, omettendo di prendere in considerazione la norma d’interpretazione autentica di cui al D.L. n. 394 del 2000, ritiene configurabile l’usura sopravvenuta e applicabile la L. 108/96 anche ai rapporti pendenti prima della sua entrata in vigore, prospettando quale rimedio al  fenomeno dell’usura sopravvenuta, l’inefficacia ex nunc della clausola contenente il tasso usurario o la sostituzione automatica, ai sensi dell’art. 1319 c.c., e art. 1419 c.c., comma 2, del tasso soglia del tempo al tasso convenzionale.


  1. LA SOLUZIONE DELLE SEZIONI UNITE: l’usura sopravvenuta non è configurabile

Le Sezioni Unite aderiscono al primo dei due orientamenti, negando la configurabilità dell’usura sopravvenuta alla luce degli artt. 644 c.p., e 1815 c.c., comma 2, come modificati dalla L. n. 108 del 1996, essendo il giudice vincolato all’interpretazione autentica di cui D.L. n. 394 del 2000 ed essendo priva di fondamento la tesi della illiceità della pretesa del pagamento di interessi a un tasso che, pur non essendo superiore alla data della pattuizione alla soglia dell’usura definita con il procedimento previsto dalla L. n. 108/96, superi tuttavia tale soglia al momento della maturazione o del pagamento degli interessi stessi.

A sostegno, le Sezioni Unite chiariscono che l’unica norma che contiene il divieto dell’usura e segnatamente il divieto di farsi dare o promettere interessi o altri vantaggi usurari in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, è l’art. 644 c.p. comma 3, a mente del quale “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari“.

Le (altre) disposizioni della L. n. 108, cit., non formulano tale divieto, ma si limitano a prevedere un meccanismo di determinazione del tasso oltre il quale gli interessi sono considerati sempre usurari a mente dell’art. 644 c.p., comma 3, novellato. Anche l’art. 1815 c.c., comma 2, – che implica il divieto dell’usura prevedendo la sanzione della gratuità del mutuo e che è stato anch’esso oggetto dell’interpretazione autentica – presuppone una nozione di interessi usurari definita altrove, ossia, di nuovo, nella norma penale integrata dal meccanismo previsto dalla L. n. 108.

Ritenuto, quindi, che per la qualificazione del tasso usurario occorre fare esclusivo riferimento all’art. 644 c.p. e, ai fini della sua applicazione, al “momento in cui gli interessi sono convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento“, come impone la norma di interpretazione autentica, consegue la evidente non configurabilità della usura sopravvenuta.

Del resto, proseguono le Sezioni Unite, se la ratio della L. 108/96 consiste nell’efficace contrasto del fenomeno dell’usura, è senz’altro coerente con tale ratio dare rilievo essenziale al momento della pattuizione degli interessi, valorizzando in tal modo il profilo della volontà e dunque della responsabilità dell’agente.

Deve perciò concludersi che è impossibile affermare, sulla base delle disposizioni della L. n. 108 del 1996, diverse dall’art. 644 c.p. e art. 1815 c.c., comma 2, come da essa novellati, che il superamento del tasso soglia dell’usura al tempo del pagamento, da parte del tasso convenzionale inferiore a tale soglia al momento della pattuizione, comporti la nullità o l’inefficacia della corrispondente clausola contrattuale o comunque l’illiceità della pretesa del pagamento del creditore.


  1. LA PRATICABILITÀ DI ALTRI STRUMENTI DI TUTELA

Corte costituzionale n. 29 del 2002 e la buona fede oggettiva

La validità ed efficacia della previsione contrattuale di un tasso d’interesse che finisca poi col superare il tasso soglia nel corso del rapporto, non esclude, né nega la praticabilità di altri strumenti di tutela del mutuatario previsti dalla legge, ove ne ricorrano gli specifici presupposti.

Sul punto, la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale della norma di interpretazione autentica, dopo avere escluso con la sentenza n. 29 del 2002 la sua irragionevolezza, ha osservato che: “Restano, invece, evidentemente estranei all’ambito di applicazione della norma impugnata gli ulteriori istituti e strumenti di tutela del mutuatario, secondo la generale disciplina codicistica dei rapporti contrattuali“. Tale affermazione, secondo un recente orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. 9405/2017), sarebbe vincolante per l’interprete e imporrebbe di considerare illecita la pretesa del pagamento di interessi a un tasso convenzionale divenuto nel tempo superiore al tasso soglia.

Secondo parte della dottrina, invece, l’illiceità della pretesa di pagamento degli interessi sopra soglia scaturirebbe dall’applicazione del principio di buona fede oggettiva nell’esecuzione dei contratti, di cui all’art. 1375 c.c., per il quale sarebbe scorretto pretendere il pagamento di interessi a un tasso divenuto superiore alla soglia dell’usura come determinata al momento del pagamento stesso, perchè in quel momento quel tasso non potrebbe essere promesso dal debitore e il denaro frutterebbe al creditore molto di più di quanto frutti agli altri creditori in genere.

Orbene, secondo le Sezioni Unite nessuna di queste considerazioni coglie nel segno.

In particolare, quanto all’affermazione della Corte Costituzionale, far salva la validità ed efficacia della clausola contrattuale non significa negare la praticabilità di altri strumenti di tutela del mutuatario previsti dalla legge, ove ne ricorrano gli specifici presupposti, ma significa soltanto negare che uno di tali strumenti sia costituito dalla invalidità o inefficacia della clausola in questione.

Quanto, invece, al canone di buona fede oggettiva, che impone a ciascuna delle parti del rapporto di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o previsioni di legge, le Sezioni Unite osservano che si tratta di un criterio di integrazione del contenuto contrattuale la cui violazione non è riscontrabile nel caso in cui la parte esercita il diritto scaturente dal contratto, ma qualora tale esercizio si manifesti con modalità scorrette in relazione alle circostanze del caso. In questo senso può allora affermarsi che, in presenza di particolari modalità o circostanze, anche la pretesa di interessi divenuti superiori al tasso soglia in epoca successiva alla loro pattuizione potrebbe dirsi scorretta ai sensi dell’art. 1375 c.c., ma va escluso che sia da qualificare scorretta la pretesa in sé di quegli interessi, corrispondente a un diritto validamente riconosciuto dal contratto.

 


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Avv. Stefania Giordano

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Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico.
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