Riparto di giurisdizione nella lesione dei diritti soggettivi per comportamento colposo della P.A.


Spetta al giudice ordinario la giurisdizione in tutte le controversie in cui si denunzia l’illiceità della condotta della P.A. lesiva dell’incolumità e dei diritti patrimoniali del terzo (Cass. SS.UU. 25052 del 07.12.2016)


IL CASO

Il giudice di pace dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo relativamente al giudizio civile azionato contro il Comune, per il risarcimento dei danni materiali subiti da una autovettura tamponata da ignoti all’interno degli stalli di sosta, dimensionati eccessivamente in violazione delle norme di settore.

Il tribunale confermava la sentenza del giudice di pace, ritenendo trattarsi di un giudizio sulla legittimità di un atto amministrativo, quale il dimensionamento degli stalli di sosta eseguito in violazione di legge in relazione all’ampiezza della corsia di marcia, devoluto a specifici organi di giustizia amministrativa, con conseguente competenza del giudice amministrativo.

Il giudizio non ha ad oggetto la legittimità dell’atto amministrativo, ma l’accertamento di un comportamento colposo della P.A.

LA DECISIONE DELLE SEZIONI UNITE

La Corte Costituzionale, con la sentenza del 6 luglio 2004 n. 204 (dichiarativa della incostituzionalità del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 34, comma 1, nella parte in cui prevede che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto “gli atti, i provvedimenti e i comportamenti” anziché “gli atti e i provvedimenti” delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti alle stesse equiparati, in materia urbanistica ed edilizia) ha escluso che la mera partecipazione del soggetto pubblico al giudizio sia sufficiente perché si radichi la giurisdizione del Giudice amministrativo e, dall’altro lato, ha evidenziato come non “sia sufficiente il generico coinvolgimento di un pubblico interesse nella controversia perché questa possa essere devoluta ai giudice amministrativo”.

La giurisdizione del Giudice amministrativo resta, in ogni caso, delimitata dal collegamento dell’esercizio in concreto dei potere amministrativo secondo le forme tipiche previste dall’ordinamento, pertanto l’Amministrazione deve essere convenuta davanti al Giudice ordinario in tutte le ipotesi in cui l’azione risarcitoria costituisca lesione di diritti incomprimibili, come la salute o l’integrità personale o quante volte l’azione della pubblica amministrazione non trovi rispondenza in un precedente esercizio del potere, che sia riconoscibile come tale, perché a sua volta deliberato nei modi ed in presenza dei requisiti richiesti per valere come atto o provvedimento e non come mera via di fatto (cfr Cass. 20.10.2006 n. 22521)

Nell’attuale assetto costituzionale, successivamente alla sentenza n. 204 del 2004 della Corte Costituzionale, la giurisdizione esclusiva non è estensibile alle controversie nelle quali la P.A. non esercita alcun potere pubblico, in particolare va riconosciuta la giustiziabilità davanti al giudice ordinario in tutte le controversie in cui si denunzino comportamenti configurati come illeciti ex art. 2043 cod. civ. e a fronte dei quali, per non avere la P.A. osservato condotte doverose, la posizione soggettiva del privato non può che definirsi di diritto soggettivo, restando escluso il riferimento ad atti e provvedimenti, di cui la condotta dell’amministrazione sia esecuzione, quando essi non costituiscano oggetto del giudizio, per essersi fatta valere in causa unicamente l’illiceità della condotta dell’ente pubblico, suscettibile di incidere sulla incolumità e i diritti patrimoniali del terzo, potendo in tali casi il giudice ordinario non solo condannare l’amministrazione al risarcimento, ma anche ad un “facere” specifico senza violazione del limite interno delle sue attribuzioni” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 20117 del 18/10/2005)

Quindi, se la causa del danno deriva dall’illegittimità dell’atto amministrativo, la giurisdizione spetta al giudice amministrativo, se invece deriva da un’attività comportamentale colposa della P.A., in violazione del principio del neminem laedere, al terzo danneggiato deve riconoscersi azione risarcitoria, anche in forma specifica, davanti al giudice ordinario, vertendosi in tema di fatto illecito lesivo di posizioni di diritto soggettivo (cfr. Cass. Sez. U, Ordinanza 14/03/2011 n. 5926; Cass., Sez. Un., 6 dicembre 1988 n. 6635).

Cassazione Civile – Sezioni Unite, sentenza n. 25052 del 07/12/2016


ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento