Il principio delle Sezioni Unite in tema di articoli diffamatori della testata telematica


La testata telematica non può essere sottoposta a provvedimenti cautelari civili inibitori della diffusione anche se pubblica articoli diffamatori


Su richiesta del Procuratore Generale della Corte di Cassazione ai sensi del primo comma dell’art. 363 cod. proc. civ., le Sezioni Unite, in tema di diffamazione a mezzo stampa e di tutela costituzionale ex art. 21 Cost., hanno enunciato con la sentenza n. 23469 del 18.11.2016 il seguente principio di diritto:

«La tutela costituzionale assicurata dal terzo comma dell’art. 21 Cost. alla stampa si applica al giornale o al periodico pubblicato, in via esclusiva o meno, con mezzo telematico, quando possieda i medesimi tratti caratterizzanti del giornale o periodico tradizionale su supporto cartaceo e quindi sia caratterizzato da una testata, diffuso o aggiornato con regolarità, organizzato in una struttura con un direttore responsabile, una redazione ed un editore registrato presso il registro degli operatori della comunicazione, finalizzata all’attività professionale di informazione diretta al pubblico, cioè di raccolta, commento e divulgazione di notizie di attualità e di informazioni da parte di soggetti professionalmente qualificati. Pertanto, nel caso in cui sia dedotto il contenuto diffamatorio di notizie ivi pubblicate, il giornale pubblicato, in via esclusiva o meno, con mezzo telematico non può essere oggetto, in tutto o in parte, di provvedimento cautelare preventivo o inibitorio, di contenuto equivalente al sequestro o che ne impedisca o limiti la diffusione, ferma restando la tutela eventualmente concorrente prevista in tema di protezione dei dati personali».

Al riguardo, Corte cost. 24 giugno 1970, n. 122, dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 10 del codice civile, degli artt. 96 e 97 della legge 22 aprile 1941, n. 633 (contenente disposizioni sulla «protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio»), e – nei sensi di cui in motivazione – dell’art. 700 cod. proc. civ., in riferimento all’art. 21, comma terzo, della Costituzione, statuì solennemente che il sequestro della stampa era vietato, tranne i soli casi previsti dalla legge sulla stampa stessa, per la prevalenza della libertà di stampa – a causa dell’importanza del suo ruolo in una società democratica – su ogni altro interesse meramente individuale, così reputando preclusa altresì la concessione di qualsiasi misura atipica, soprattutto ai sensi dell’art. 700 cod. proc. civ., di contenuto corrispondente a quelle espressamente vietate da altre norme dell’ordinamento, a maggior ragione quando si tratti di norme di rango costituzionale.

E, di lì a pochi anni, Cass. 7 febbraio 1975, n. 2129, sancì espressamente che «l’art. 700 cod. proc. civ., se può consentire l’emanazione di provvedimenti cautelari atipici intesi a far cessare temporaneamente o a contenere il pregiudizio che deriva a terzi da una pubblicazione a stampa, non può, tuttavia, costituire la fonte del potere di concedere un provvedimento di sequestro della stampa vietato da altra norma dell’ordinamento giuridico e, in particolare, dall’art 21 Cost.», che lo consentiva solo con l’osservanza di limiti rigorosi: sicché il giudice, nel disporre la cessazione dell’abuso dell’immagine altrui a norma dell’art 10 cod. civ. avrebbe potuto ordinare con provvedimento d’urgenza il sequestro del materiale lesivo solo quando si trattasse di materiale che, pur essendo destinato alla pubblicazione, non fosse stato ancora stampato, poiché, diversamente, il provvedimento cautelare avrebbe inciso su una riproduzione a stampa che costituisce già una manifestazione attuale e concreta dell’esercizio del diritto di libertà tutelato dall’art. 21 Cost., che lo consente solo nei rigorosi limiti ivi indicati (ovverosia, pubblicazioni contrarie al buon costume e delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi ex artt. 1 e 2 del r.d.l. n. 561 del 1946).

Tali principi vanno riaffermati in relazione al giornale telematico, quando il conflitto sia con il diritto all’onore o alla reputazione e, quindi, allorché il contenuto di quello sia prospettato come diffamatorio.

Infatti, il solo diritto alla reputazione e all’onore (cioè, a prescindere da altri diritti di pari od eventualmente poziore rango, tutelati da altre discipline, la cui applicazione – è bene ribadirlo – è lasciata impregiudicata), benché certamente anch’esso fondamentale in quanto inerente in modo diretto alla personalità od alla dignità dell’individuo, deve intendersi recessivo dinanzi alla tutela della libertà di stampa, sia pure nella fase a cognizione sommaria di un giudizio civile quale quella cautelare finalizzata all’adozione di misure urgenti (v. Corte cost. 122/70, cit.), di qualunque contenuto, ripristinatorio o inibitorio o analogo.

A loro volta, le misure cautelari proibite dalla lettera del comma terzo dell’art. 21 Cost. sono tutte quelle che impedirebbero la diffusione del materiale già pronto alla circolazione (in tal senso interpretando la norma Cass. 2129/75): sicché, considerate le caratteristiche tecniche del mezzo con cui l’offesa è arrecata, devono qualificarsi precluse, e quindi non ammissibili quale oggetto di qualsiasi provvedimento cautelare o equiparato del giudice civile, tutte le misure, comunque denominate, che tendano ad impedire la persistenza nella Rete o l’ulteriore circolazione o diffusione dell’articolo – o equipollente – di giornale telematico ritenuto diffamatorio o, se da esse inscindibile, dell’intera pagina o dell’edizione o, in casi estremi, della testata; misure tra cui devono comprendersi anche quelle indicate come deindicizzazione o ad esse analoghe o di contenuto o soprattutto effetto corrispondente.

La tutela piena, con il risarcimento in forma specifica o per equivalente e soprattutto con strumenti che spetterà al giudice che avrà conosciuto in modo non sommario della vicenda e dei suoi effetti individuare anche in ordine alle conseguenze della particolare diffusività degli strumenti adoperati, andrà riservata al momento, necessariamente successivo, del riconoscimento – con pronuncia almeno esecutiva, se non definitiva ed irretrattabile – dell’effettiva violazione del diritto individuale all’onore od alla reputazione, il quale solo potrà eventualmente ribaltare la valutazione di prevalenza tra i due diritti fondamentali.

Giova ribadire che tale conclusione è limitata al caso in cui si invochi una tutela civilistica cautelare preventiva contro il giornale (in tale espressione ricondotto anche il settimanale) telematico con cui sia commessa una lesione all’onore o alla reputazione, cioè che si prospetti come connotato da un contenuto diffamatorio, mentre non è estesa a diversi casi di conflitti con altri diritti assistiti da differenti e specifiche normative, come quella in materia di protezione dei dati personali, ogni questione relativa all’interazione con le quali essendo lasciata esplicitamente impregiudicata.

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Fonti normative

Articolo 21 Cost.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.


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