Notifica pec valida anche se la relata non è firmata

simbolo notifica pec

Valida la notifica pec con relata non firmata se il notificante è identificabile e legittimato alla stessa (Cass. 3805/2018)


Una delle questioni dibattute in tema di notifica pec ex Lege 53/1994, è quella della natura del vizio della notifica medesima qualora la relata sia priva della firma digitale dell’avvocato notificante.

In particolare, ci si è chiesti se la relata di notifica non firmata dal notificante sia causa di inesistenza della notifica, con tutte le conseguenze che ne derivano in tema di inammissibilità dell’azione, ovvero di nullità della stessa, come tale sanabile con la costituzione del soggetto destinatario della notifica o, infine, se sia causa di mera irregolarità.

A quest’ultima opzione sembra aderire la Corte di Cassazione, che con ordinanza n. 3805 del 16.02.2018, nel decidere tra l’altro sull’eccezione di inammissibilità del ricorso per cassazione sollevata per carenza della prescritta sottoscrizione digitale della relata di notifica, l’ha ritenuta infondata non reputando ricorrere nella specie una causa di inesistenza o di nullità della notifica.

In particolare, la Corte di Cassazione, nel richiamare l’orientamento già espresso sul tema, ha ribadito che “la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non è causa d’inesistenza dell’atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell’esecutore della notifica, come la riconducibilità della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso…“.

Sul punto, non può non richiamarsi anche l’autorevole pronunciamento delle Sezioni Unite che, con le sentenze gemelle nn. 14916 e 14917 del 20/07/2016, hanno avuto modo di chiarire che ricorre una causa di inesistenza dell’atto solo quando mancano gli elementi costitutivi essenziali dello stesso, che nel caso della notifica (anche eseguita a mezzo pec) sono da individuare: a) nell’attività di trasmissione, che deve essere eseguita da un soggetto al quale la legge conferisce la possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento in virtù dei quali la stessa debba comunque considerarsi ex lege eseguita, restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, sì da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta.

Per una più compiuta disamina della questione, si rimanda all’articolo di approfondimento “Notifica atti giudiziari: cade il mito della inesistenza” e si segnala anche Cass. n. 6518 del 2017, secondo cui non ha pregio l’eccepita inammissibilità dell’atto introduttivo in ragione della nullità della notificazione eseguita a mezzo PEC perché la relata sarebbe priva della firma digitale, se tale documento è stato inviato inequivocabilmente dalla casella PEC dell’avvocato notificante a quella del difensore avversario, senza che abbia limitato i diritti difensivi della parte ricevente. Infatti, il difetto della firma non è causa di inesistenza dell’atto, essendo tale prescrizione surrogabile attraverso altri elementi capaci di far individuare l’esecutore dell’atto [cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 10272 del 2015, secondo cui, «in tema di notificazione ex art. 4 della legge 21 gennaio 1994, n. 53, qualora nella relata manchino le generalità e la sottoscrizione dell’avvocato notificante, la sua identificazione, necessaria al fine di verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi indispensabili, può avvenire» anche aliunde (e nella specie: «in base alla sottoscrizione, da parte sua, dell’atto notificato e vidimato dal consiglio dell’ordine, unitamente al richiamo al numero di registro cronologico ed all’autorizzazione del consiglio dell’ordine, immediatamente precedenti la relazione di notifica e la firma della persona abilitata a ricevere l’atto.»]

La notifica priva della firma nella relata, secondo i giudici di legittimità non può ritenersi neppure affetta da nullità se, come nella specie, ha raggiunto il suo scopo, ossia la conoscenza dell’atto da parte del destinatario.

Sul punto la Corte di Cassazione ha richiamato l’orientamento espresso anche in questo caso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 7665 del 18 aprile 2016, chiarendo che anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio sancito in via generale dall’articolo 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.

Anche per le notificazioni, quindi, la nullità non può essere dichiarata tutte le volte in cui l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario, aggiungendo che l’eccezione di nullità è inammissibile qualora con la stessa si lamenti un mero vizio procedimentale «senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte».

 

 


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