Notifica PEC: la Cassazione si pronuncia sul suo perfezionamento


Tra diligente gestione dell’account di posta e perfezionamento della notifica

Commento a Cassazione civile n. 13917 del 07.07.2016

 


blind-justiceLa Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si pronuncia sulla doglianza di una società dichiarata fallita, relativa all’asserito mancato perfezionamento della notifica PEC del ricorso di fallimento e del pedissequo decreto di convocazione in camera di consiglio, a causa del malfunzionamento dell’account di posta elettronica della società, colpito da virus informatici, che le avrebbe impedito la lettura del messaggio.

Il ricorso per cassazione è stato proposto dalla società fallita avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano che, investita del reclamo ex art. 18 L.F. frapposto avverso la sentenza del Tribunale che aveva dichiarato il suo fallimento, lo ha rigettato ritenendo infondata la doglianza della reclamante, in quanto l’accumulo di ben 1.500 messaggi nella casella “posta indesiderata” dell’account della società destinataria della notifica e la mancanza di un valido antivirus, avrebbero dimostrato una cattiva manutenzione e un completo disinteresse rispetto alla lettura della posta in arrivo e riguardo alla vigilanza sul funzionamento del proprio programma gestionale.

Motivazione questa, pienamente condivisa dalla Corte di legittimità con la sentenza n. 13917/2016, in quanto coerente con i principi sul punto già enunciati dalla Cassazione.

Il riferimento è, in particolare, al principio di diritto giustificato dal valore cardine di celerità del processo, già affermato da Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 22352 del 2015, secondo cui “in tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, ai fini del perfezionamento della notifica telematica del ricorso, prevista dalla L. Fall., art. 15, comma 3, – nel testo successivo alle modifiche apportate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 17, convertito nella L. n. 221 del 2012 – occorre aver riguardo unicamente alla sequenza procedimentale stabilita dalla legge e, quindi, dal lato del mittente, alla ricevuta di accettazione che prova l’avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata, e, dal lato del destinatario, alla ricevuta di avvenuta consegna, la quale, a sua volta, dimostra che il messaggio di posta elettronica codificata è pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento dell’avvenuta consegna tramite un testo leggibile dal mittente“.

Alle garanzie di ricezione offerte dalle specifiche tecniche elaborate da appositi comitati in sede ministeriale e collaudate da un lungo periodo di sperimentazione, non possono opporsi – secondo la Corte di Cassazione – esigenze di sostanziale migliore comodità per la debitrice, della ricezione della notifica in via ordinaria e tradizionale (e cioè a mezzo dell’ufficiale giudiziario o a mezzo della posta in formato cartaceo), in quanto è onere della parte che eserciti l’attività d’impresa a munirsi di un indirizzo PEC e ad assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata, se del caso delegando tale controllo, manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo.

Va quindi censurato il comportamento di colui che non controlla il contenuto delle e-mail pervenute nella casella della posta elettronica, sia pure archiviate fra quelle considerate dal proprio programma gestionale come “posta indesiderata”, essendo norma di prudenza eseguire anche tale tipo di verifica, com’è regola di una diligente prassi aziendale.
Del resto, l’obbligo di diligenza da parte dell’impresa dotata di una casella PEC, si estende sia all’utilizzo dei dispositivi di vigilanza e di controllo dotati di misure anti intrusione, sia al controllo di tutta la posta in arrivo, quand’anche indesiderata.

Di seguito la massima della sentenza

Cassazione civile n. 13917 del 07.07.2016

In tema di notifica telematica del ricorso di fallimento, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, comma 3, l.fall. – nel testo successivo alle modifiche apportate dall’art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. nella l. n. 221 del 2012 – nella parte in cui non prevede una nuova notifica dell’avviso di convocazione in caso di accertata aggressione ad opera di esterni all'”account” di posta elettronica del resistente: quest’ultimo, infatti, tenuto per legge a munirsi di un indirizzo PEC, ha il dovere di assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata e di utilizzare dispositivi di vigilanza e di controllo, dotati di misure anti intrusione, oltre che di controllare prudentemente la posta in arrivo, ivi compresa quella considerata dal programma gestionale utilizzato come “posta indesiderata”.


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