Marche lottomatica: cosa accade se non consento l’annullamento?

marche lottomatica

Conseguenze e soluzioni per l’annullamento delle marche lottomatica senza recarsi in cancelleria


di Avv. Stefania Giordano


Una tematica particolarmente discussa nell’ambito del processo telematico, è quella relativa all’annullamento da parte delle cancellerie, delle marche del contributo unificato e dell’anticipazione forfettaria (attualmente pari ad € 27,00) acquistate con il sistema lottomatica presso le rivendite di generi di monopolio e di valori bollati.

Ci si riferisce, in particolare, ai casi in crescente aumento del deposito telematico degli atti introduttivi e di costituzione e del deposito (obbligatoriamente telematico) dell’istanza di vendita/assegnazione nelle procedure esecutive, laddove unitamente alla nota di iscrizione a ruolo o al deposito della comparsa/memoria/istanza di vendita-assegnazione, il difensore allega alla busta telematica, qualora dovuti, la scansione dell’originale del contributo unificato e del diritto forfettario acquistati tramite lottomatica.

Come noto, il pagamento del contributo unificato e dell’anticipazione forfettaria può essere effettuato, oltre che con il riferito sistema, anche accedendo all’apposito servizio di pagamento telematico fornito dal Ministero della Giustizia sul sito pst.giustizia.it. Tale ultima modalità di pagamento non impone ulteriori adempimenti né obblighi di annullamento, al pari del pagamento effettuato mediante l’utilizzo del tradizionale modello F23.

Per procedere all’annullamento degli originali delle marche acquistate al fine di impedire il loro riutilizzo, la prassi diffusa negli Uffici giudiziari e condivisa dal Ministero della Giustizia (cfr. art. 14 della Circolare 23 ottobre 2015 – Adempimenti di cancelleria relativi al Processo Civile Telematico), è quella di invitare il difensore della parte entro termini più o meno stringenti a recarsi in cancelleria per consentire l’annullamento.

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: cosa accade se non ci si reca in cancelleria o si porta la marca al Cancelliere per il relativo annullamento oltre il termine indicato nei protocolli?

In teoria non dovrebbe accadere nulla, per il troncante rilievo che il pagamento è stato assolto e attestato dalla scansione degli originali delle marche e soprattutto per il fatto che nessuna norma prevede che l’invito debba essere soggetto a un termine perentorio e ad una sanzione per la sua inosservanza.

Nella pratica, tuttavia, il disco suona musiche diverse per soddisfare la comprensibile esigenza di impedire che le marche possano essere riutilizzate.

Alcuni Uffici, infatti, ritengono legittimo trasmettere gli atti per il recupero come se il pagamento non fosse mai avvenuto, mentre altri, in attesa dei chiarimenti rivolti al Ministero della Giustizia, fanno applicazione dell’art. 285, quarto comma T.U.S.G. (D.P.R. 115/2002) disponendo, in mancanza dell’originale della sola marca da € 27,00, pur acquistata, scansionata e allegata alla busta telematica, il rifiuto della busta per irricevibilità, con le relative conseguenze in termini di tardività della costituzione e di deposito degli atti soggetti ai termini di rito. (Clicca qui per la lettura della disposizione di servizio del Tribunale di Firenze)

Ma vediamo cosa dispone il quarto comma dell’art. 285 TUSG4. Il funzionario addetto all’ufficio annulla mediante il timbro a secco dell’ufficio le marche, attesta l’avvenuto pagamento sulla copia o sul certificato, rifiuta di ricevere gli atti, di rilasciare la copia o il certificato se le marche mancano o sono di importo inferiore a quello stabilito.

A sommesso avviso di chi scrive, il tenore della norma non dovrebbe consentire al Cancelliere di rifiutare la busta se la marca acquistata è stata allegata alla busta telematica in copia scansionata, atteso che l’inciso “…mancano o sono di importo inferiore a quello stabilito” contenuto nell’art. 285 (articolo coniato in un epoca in cui il processo telematico non aveva avuto ancora ingresso), non può che riferirsi al mancato pagamento della marca o al pagamento di un importo inferiore al dovuto, tanto da legittimare il Cancelliere a rifiutare gli atti.

Se all’epoca la mancanza della marca equivaleva a mancato pagamento, oggi non dovrebbe essere più così, perché l’attuale assetto normativo consente a coloro che intendono costituirsi in via telematica, la trasmissione agli Uffici giudiziari della scansione della marca acquistata al fine di attestarne l’avvenuto pagamento (art. 30 D.M. 44/2011).

Un conto è il mancato pagamento della marca che legittima il rifiuto degli atti, ben altro è la mancanza della marca in originale per il relativo annullamento. L’utente ha assolto il pagamento e lo attesta nell’unico modo possibile se vuole costituirsi in modalità telematica, ossia con l’invio all’Ufficio giudiziario competente della copia scansionata dell’originale della marca. 

Ulteriore disposizione che alimenta le rappresentate perplessità sull’applicabilità dell’art. 285 nel caso in commento, è contenuta nell’art. 19 D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642 (Disciplina dell’imposta di bollo) che in tema di obblighi degli arbitri, dei funzionari e dei pubblici ufficiali, prevede che “… i giudici, i funzionari … i pubblici ufficiali, i cancellieri e segretari, nonché gli arbitri non possono rifiutarsi di ricevere in deposito o accettare la produzione o assumere a base dei loro provvedimenti, allegare o enunciare nei loro atti, i documenti, gli atti e registri non in regola con le disposizioni del presente decreto…” disponendo al successivo art. 24 che “L’inosservanza degli obblighi stabiliti dall’articolo 19 è punita, per ogni atto, documento o registro, con sanzione amministrativa da euro 100 a euro 200″.


Ma c’è anche da valutare un altro aspetto: il potere di rifiutare l’atto se manca la marca, spetta al Cancelliere?

A parere del Ministero della Giustizia parrebbe di no.

Sul punto il Ministero, con la Circolare n. 1/2002 del 26.02.2002, ha specificamente indicato quali sono i precisi compiti degli Uffici in tema di controllo del pagamento previsto dalla legge e aggiunto che solo nel caso di mancato o inesatto pagamento (e non è questo il nostro caso) l’atto può essere dichiarato irricevibile, ma non dal cancelliere che è tenuto a svolgere un controllo meramente formale, bensì solo ed esclusivamente dal giudice su segnalazione del funzionario addetto all’ufficio.


Altra domanda sorge spontanea: siamo proprio sicuri che le marche acquistate con lottomatica e depositate nel fascicolo telematico mediante scansione dell’originale, debbano essere annullate solo ed esclusivamente dal cancelliere?

Rimanendo in attesa della risposta al quesito posto al Ministero della Giustizia dagli Uffici giudiziari, a sommesso avviso di chi scrive, le marche ben possono e anzi dovrebbero essere annullate dalla parte che le detiene in originale e ciò per i seguenti rilievi.

Con la Circolare del 23.10.2015 (Adempimenti di cancelleria relativi al Processo Civile Telematico), il Ministero della Giustizia ha ritenuto condivisibile e doverosa la prassi adottata da taluni uffici, di invitare il procuratore della parte a recarsi presso l’ufficio giudiziario in modo da consentire l’annullamento del contributo unificato acquistato con l’apposita marca da bollo, in quanto ai sensi dell’art. 12 T.U. n. 642/1972, le marche da bollo devono essere annullate secondo specifiche modalità che le norme sul PCT non hanno modificato né abrogato.

V’è, tuttavia, da segnalare che proprio l’art. 12 T.U. 642/1972 richiamato dal Ministero, prescrive tra le specifiche modalità di annullamento delle marche, l’apposizione della sottoscrizione di una delle parti (“L’annullamento delle marche deve avvenire mediante perforazione o apposizione della sottoscrizione di una delle parti o della data o di un timbro parte su ciascuna marca e parte sul foglio.”).

Da tanto consegue che, per la specifica disposizione richiamata, l’annullamento della marca può essere effettuato anche dalla parte che la detiene in originale.

Peraltro, l’art. 12 T.U. 642/1972 appena richiamato si armonizza con quanto dispone l’art. 30 del D.M. 21 febbraio 2011 n. 44 (Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82), che in tema di pagamento del contributo unificato e degli altri diritti e spese nell’ambito del processo telematico, così recita “La ricevuta e l’attestazione di pagamento o versamento è allegata alla nota di iscrizione a ruolo o ad altra istanza inviata all’ufficio, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34, ed è conservata dall’interessato per essere esibita a richiesta dell’ufficio.

L’art. 30, quindi, che regolamenta l’informatizzazione del processo, intanto specifica che la trasmissione all’Ufficio della scansione delle marche, ha valore di attestazione di pagamento (circostanza questa che dovrebbe escludere, a parere di scrive, l’applicabilità dell’art. 285 TUSG) e inoltre non prevede alcun obbligo di deposito della marca nel fascicolo d’ufficio, specificando al contrario che l’originale della marca è conservata dalla parte interessata ed esibita se l’Ufficio giudiziario ne fa richiesta.

Ma se il Cancelliere – stando al tenore dell’art. 30 – non può trattenere la marca nel fascicolo d’ufficio, come può rimanere traccia del suo annullamento, anche ai fini di un’eventuale controllo ispettivo, se l’originale deve essere restituito all’interessato?

Non è preferibile, a questo punto, alla luce del combinato disposto degli artt. 12 TU 642/1972 e 30 D.M. 44/2011 e affinché possa rimanere traccia dell’annullamento, che sia la parte stessa che detiene le marche in originale ad annullarle per poi trasmetterle in via telematica all’ufficio unitamente all’atto giudiziario?

Tale modalità di annullamento, peraltro, consentirebbe di contemperare la comprensibile esigenza dell’Ufficio di evitare il riutilizzo della marca (funzione precipua dell’annullamento) e quella dell’utente di non vedersi gravato da un evitabile adempimento, qual’è l’accesso in cancelleria, che potrebbe rivelarsi, oltre che inutile ai fini della prova dell’annullamento della marca, anche piuttosto dispendioso per coloro che depositano extra Foro e che vogliano optare per il consentito pagamento del contributo unificato e dell’anticipazione forfettaria mediante il sistema della lottomatica.

Si auspica che le rappresentate perplessità e proposte possano essere motivo di confronto con i Colleghi e le Istituzioni per la risoluzione ottimale della questione.

 

 


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Avv. Stefania Giordano

Author: Avv. Stefania Giordano

Area di competenza:
Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico.
Abilitata all’esercizio della professione forense nel 1999, esercita l’attività professionale a Palermo nell’ambito del diritto civile e commerciale.
E’ componente dell’Associazione Centro Studi Processo Telematico – CSPT – che riunisce numerosi studiosi di informatica giuridica e processo telematico. Nata dall’idea di costituire un osservatorio permanente sulla informatizzazione dell’attività giudiziaria in materia civile, penale, amministrativa, contabile e tributaria, abbraccia tutti i campi dell’informatica giuridica con il preciso scopo di divulgare le conoscenze in questa materia. http://www.cspt.pro/
E’ fondatore del sito di informazione giuridica e giustizia telematica, Nostralex (https://www.nostralex.it/), i cui contenuti mirano a facilitare l’approccio degli operatori del diritto al processo telematico e all’utilizzo delle notifiche a mezzo posta elettronica certificata, mediante la pubblicazione di guide, risorse, utility, commenti a sentenze e approfondimenti sullo specifico tema.
E’ autrice della web app “Gli adempimenti nel processo civile telematico” e delle seguenti guide pubblicate nei siti nostralex.it e diritto.it:
Codice dell’Avvocato Telematico;
Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico: Procedimento monitorio telematico;
Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico – Notifica pec dell’atto introduttivo e iscrizione a ruolo telematica della causa;
Guida pratica alla ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492bis c.p.c.

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