L’obbligo di buona fede della compagnia assicuratrice nella liquidazione del danno


Se aumenta il premio assicurativo, la compagnia che ha liquidato il sinistro al presunto danneggiato deve provare di avere accertato la responsabilità dell’assicurato.

a cura di Avv. Stefania Giordano


Ad affermarlo la terza sezione della Corte di Cassazione con la sentenza n. 18603 del 22/09/2016, accogliendo il ricorso dell’assicurato, che si è visto aumentare il premio, per avere la compagnia liquidato l’indennizzo al presunto danneggiato nonostante il predetto avesse contestato la sussistenza del sinistro.

In particolare, il giudice dell’appello aveva rigettato la domanda dell’assicurato (con clausola “bonus-malus” per la r.c.a.), volta ad accertare l’inadempimento della società assicurativa, per avere esteso l’indagine alla diversa questione della prova della responsabilità del sinistro, ritenendola quale fatto costitutivo della domanda azionata dall’appellante, invece di limitarsi a verificare la condotta tenuta dalla compagnia.

In verità, come chiarito dalla Cassazione con la sentenza in commento, con riguardo alla regola di riparto probatorio ex art. 2697 c.c., è ormai consolidato il principio già espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13533 del 30.10.2001, secondo cui anche nel caso in cui sia dedotto, non il totale inadempimento dell’obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell’inesattezza dell’adempimento, gravando invece sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto esatto adempimento.

Dall’indicato principio deriva che, per la corretta applicazione della clausola bonus-malus, che prevede la variazione in aumento o diminuzione del premio in relazione al verificarsi o meno di sinistri in un dato periodo di tempo, la variazione “in pejus” opera esclusivamente nel caso in cui sussista la prova della responsabilità dell’assicurato per un danno risarcibile a terzi.

Quindi, se la compagnia assicuratrice riceve una richiesta di risarcimento di un danno asseritamente cagionato da un suo assicurato e quest’ultimo, al fine di evitare il maggiore onere economico, ne contesta tempestivamente l’esistenza trasmettendo denuncia cautelativa ai sensi dell’art. 1913 comma 1 c.c., grava sulla impresa assicuratrice che ha liquidato il danno al terzo ignorando o considerando infondata l’opposizione dell’assicurato, fornire la prova di avere agito con la diligenza del buon padre di famiglia nell’accertamento del danno, in relazione all’art. 1218 c.c. e nella tutela degli interessi del proprio assicurato, in relazione all’art. 1375 c.c. (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 253 del 12/01/1991).

Infatti, con specifico riguardo alla polizza assicurativa per responsabilità civile automobilistica, la “clausola bonus-malus” non introduce nel contratto una ulteriore e distinta obbligazione rispetto a quelle tipiche del contratto di assicurazione, ma soltanto una formula tariffaria, rimanendo pertanto inalterato il contenuto delle obbligazioni derivanti dal contratto e l’obbligo della società assicurativa di tenere indenne il proprio assicurato dalle conseguenze patrimoniali pregiudizievoli derivanti dal rischio assicurato; obbligo che deve essere adempiuto secondo buona fede ex art. 1375 c.c., tra cui va ricompreso anche il dovere di non liquidare indennizzi al presunto danneggiato in difetto di prova di sinistri attribuibili in tutto od in parte alla responsabilità dell’assicurato.

Peraltro, quanto sopra affermato dalla Suprema Corte, trova fondamento nella modifica dell’art. 134 del Codice della Strada, introdotta dall’art. 5, comma 2, D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, che ha aggiunto i commi 4 ter e 4 quater, disponendo, da un lato, l’obbligo delle imprese assicurative di comunicare tempestivamente al contraente le variazioni peggiorative apportate alla classe di merito e, dall’altro, escludendo ogni arbitraria applicazione della clausola “bonus-malus”, impedendo alle imprese di assicurazione di non applicare “alcuna variazione di classe di merito prima di aver accertato l’effettiva responsabilità del contraente….

Ne consegue che a fronte della espressa contestazione da parte dell’assicurato della verificazione del sinistro oggetto di richiesta risarcitoria proveniente da un terzo, il risarcimento del danno corrisposto dalla società assicuratrice direttamente al presunto danneggiato, omettendo di svolgere qualsiasi valutazione prognostica della fondatezza e serietà degli elementi circostanziali forniti in contrario dall’assicurato, integra palese e grave violazione degli obblighi contrattuali, in quanto il pagamento effettuato dall’assicuratore al terzo, non soltanto non soddisfa l’interesse del contraente dichiaratosi non responsabile, ma produce effetti giuridici pregiudizievoli sul patrimonio di quest’ultimo, esponendolo ad una maggiorazione del premio altrimenti non dovuta.

Logico corollario di tale premessa è il principio di diritto enunciato dalla Corte di legittimità, secondo cui non grava alcun onere probatorio sull’assicurato che agisce in giudizio allegando lo scorretto adempimento della società assicurativa agli obblighi contrattuali di gestione del sinistro, per aver provveduto a liquidare il danno disinteressandosi -senza alcuna apparente giustificazione- delle circostanziate contestazioni di inesistenza del sinistro tempestivamente comunicate dal proprio assicurato, dovendo al contrario ritenersi onerata la società assicuratrice, alla stregua dei principi enunciati dalle SS.UU. del 2001, della prova di avere esattamente adempiuto alle proprie obbligazioni, dimostrando di avere impiegato la dovuta diligenza, richiesta all’operatore economico del settore, nel valutare tutti gli elementi fattuali acquisiti, pervenendo ad un ragionevole convincimento in ordine sia all’effettivo verificarsi del sinistro, sia alla attribuzione della prevalente o concorrente responsabilità del proprio assicurato nella causazione dello stesso, tale da legittimare una prognosi sfavorevole sulla eventuale resistenza in giudizio e sul ritardato pagamento dell’indennizzo (con ulteriore aggravamento dell’onere patrimoniale per spese di lite, interessi moratori, ed eventuale maggior danno ex art. 1224 co 2 c.c.).


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Avv. Stefania Giordano

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Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico.
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