Liquidazione e tabelle di riferimento per il danno da perdita del rapporto parentale


La valutazione equitativa e discrezionale del danno

Cassazione Civile n. 18354 del 19/09/2016


faviconLa questione sottoposta alla Suprema Corte verte sui criteri di quantificazione del danno non patrimoniale per la perdita del rapporto parentale (nel caso di specie per la morte dell’unica figlia di 15 anni a seguito di sinistro stradale) e sulle tabelle applicabili.

In particolare, i ricorrenti, genitori della giovane vittima, lamentano che il giudice di merito avrebbe liquidato in via equitativa il danno non patrimoniale senza riconoscere un adeguato risarcimento, per avere applicato i valori medi delle tabelle del Tribunale di Milano (corrispondenti ai valori rivalutati delle tabelle romane del 2007), invece di scegliere valori più elevati e seguire le tabelle del Tribunale di Roma aggiornate al 2013, che avrebbero consentito una liquidazione superiore del 25% rispetto a quella effettivamente riconosciuta.

La Corte di legittimità respinge il ricorso, affermando che il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale è risarcibile in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 e 2056 c.c. e per la relativa liquidazione è consentito assumere come parametro di riferimento le tabelle di Milano, in quanto ritenute idonee allo scopo dalla giurisprudenza di legittimità. (Cfr., da ultimo, Cass. n.20895/2015)

Inoltre, la determinazione degli importi liquidabili tra i valori minimi ed i valori massimi tabellari è rimessa al potere discrezionale del giudice del merito, nel caso di specie correttamente esercitato per avere fornito adeguata motivazione basata sulle circostanze del caso concreto, quali la gravità del fatto, le condizioni soggettive dei danneggiati, l’entità della relativa sofferenza e il turbamento dello stato d’animo.

Quindi, la somma liquidata a titolo di danno non patrimoniale per la perdita di rapporto parentale, per la Cassazione è corretta, in quanto pari a quella media delle tabelle del Tribunale di Milano vigenti all’epoca della liquidazione, ribadendo che trattasi comunque di valutazione equitativa per la quale dette tabelle costituiscono parametri di riferimento privilegiati.

La valutazione della tragicità dal caso concreto – in considerazione dell’età della vittima e dei genitori, della composizione del nucleo familiare, delle circostanze dell’evento – è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, essendo impedito lo sconfinamento nell’arbitrio proprio dal riferimento ai valori tabellari convenzionalmente condivisi, trattandosi di danni comunque oggettivamente incommensurabili.

Per approfondimenti:

Danno non patrimoniale e danno tanatologico: i chiarimenti delle Sezioni Unite (VOCI DI DANNO E LIMITI RISARCITORI)


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