Legittimo impedimento: nessun obbligo per l’avvocato di nominare un sostituto di udienza

statua della dea bendata

Le Sezioni Unite risolvono l’annosa questione sulla nomina del sostituto di udienza nel caso in cui l’avvocato abbia un legittimo impedimento (Cass. SS.UU. 41432 del 03.10.2016)


LEGITTIMO IMPEDIMENTO. È illegittimo il provvedimento di rigetto dell’istanza di differimento dell’udienza, presentata per l’impedimento del difensore di fiducia a parteciparvi a causa di grave malattia o altro impedimento non prevedibile, dovuto a forza maggiore.

Tanto hanno statuito le Sezioni Unite Penali, chiamate a comporre il contrasto interpretativo registratosi sulla questione del legittimo impedimento dell’avvocato.

In particolare, la giurisprudenza prevalente, in tema di impedimento a comparire del difensore (art. 420-ter, comma 5, cod. proc. pen.), afferma che, ai sensi dell’art. 102 cod. proc. pen., l’onere di nominare un sostituto processuale o di indicare le ragioni dell’omessa nomina, ricade sul difensore solo nel caso in cui quest’ultimo deduca un impedimento dovuto a concomitanza con altro impegno professionale, non sussistendo invece, in quanto non previsto da alcuna disposizione di legge, quando l’impedimento, non prevedibile e non evitabile, sia costituito da serie ragioni di salute, comunicate all’organo giudicante e debitamente documentate (Sez. 6, n. 7997 del 17/06/2014, dep. 2015, Seck, Rv. 262389; Sez. 5, n. 29914 del 01/07/2008, Trubia, Rv. 240453; Sez. 6, n. 32699 del 11/04/2014, R., Rv. 262074; Sez. 1, n. 47753, del 09/12/2008, Fettah, Rv. 242489).
Solo recentemente, invece, si è affermato che l’obbligo di nominare un sostituto ex art. 102 cod. proc. pen. sussiste anche quando l’impedimento dedotto sia costituito da serie ragioni di salute dello stesso difensore (Sez. F, n. 35263 del 22/07/2014, Gaggiano, Rv. 260152; Sez. 4, n. 49733 del 13/11/2014, Pezzetta, Rv. 261182), così assimilando l’impedimento per concomitante impegno professionale a quello per malattia ed estendendo correlativamente la disciplina del primo al secondo.
Il Procuratore generale, nella requisitoria scritta, ha concluso sulla questione sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite affermando che, nella specie, il difensore ammalato non ha l’obbligo di nominare un sostituto, ex art. 102 cod. proc. pen., né di indicare le ragioni che non hanno consentito tale nomina, che costituisce una facoltà del difensore di fiducia, frutto di una libera scelta.
Nel caso di specie, il difensore di fiducia non intervenuto all’udienza del giudizio camerale d’appello, deducendo un legittimo impedimento dovuto a una grave malattia, aveva formulato istanza di rinvio, tuttavia rigettata dalla Corte di merito, poiché non accompagnata dalla nomina o dall’indicazione dei motivi della mancata nomina di un sostituto processuale, considerato un onere dall’organo giudicante.
Sul punto, le Sezioni Unite, non condividendo tale orientamento, hanno evidenziato che l’art. 420 ter comma 5 cpp, pur qualificando l’impedimento come “legittimo”, cioè conforme alla legge, non individua concretamente le cause idonee ad integrarlo.

Per tale motivo, la giurisprudenza è intervenuta a colmare il vuoto  legislativo, ricercando nei parametri costituzionali le linee guida a cui ispirarsi ed individuando tra le principali cause giustificatrici della legittima impossibilità di comparire, in un precedente e concomitante impegno professionale ovvero in ostacoli di carattere fisico o sanitario o eventi imprevisti.

Orbene, nel vigente codice di rito è prevista la partecipazione dell’accusa e della difesa, su un piano di parità e in ogni stato e grado, al fine di garantire un “processo di parti”, nel cui ambito l’intervento del difensore costituisce una attività di “partecipazione” e non di mera “assistenza”, essendo egli impegnato, al pari del pubblico ministero, nella ricerca, individuazione, proposizione e valutazione di tutti gli elementi probatori e nell’analisi della fattispecie legale.
L’effettività della difesa non può essere pertanto ridotta ad una mera formale presenza di un tecnico del diritto che, per mancanza di significativi rapporti con le parti o per il ridotto tempo a disposizione, non sia in grado di padroneggiare adeguatamente il materiale di causa.
Per i suddetti motivi, la Cassazione, al fine di garantire all’imputato il diritto alla difesa e l’effettivo contraddittorio, ha più volte precisato che, il diniego dell’istanza di rinvio può essere legittimo solo in relazione ai casi di impedimento del difensore, ex art. 420-ter cod. proc. pen., determinati da concomitanti impegni professionali, in quanto in tale ipotesi si rende necessaria l’indicazione della impossibilità, assoluta o relativa, della nomina di eventuali sostituti processuali.
Le Sezioni Unite condividono questo orientamento e, conformemente a quanto sostenuto dal Procuratore generale, ritengono che la disciplina del concomitante impegno professionale non possa essere trasposta nel diverso ambito di impedimento per malattia, salvo che lo stato patologico sia prevedibile.
A tal fine, a sostegno dell’istanza di rinvio per legittimo impedimento dovuto a malattia o ad altro evento imprevedibile, il difensore deve provare con idonea documentazione la sussistenza dell’impedimento, indicandone la patologia ed i profili ostativi alla personale comparizione. L’impedimento deve essere giustificato da circostanze improvvise e assolutamente imprevedibili, tali da impedire anche la tempestiva nomina di un sostituto che possa essere sufficientemente edotto circa la vicenda in questione.
Resta fermo, ai fini del differimento dell’udienza, l’apprezzamento riservato al giudice di merito circa la serietà, l’imprevedibilità e l’attualità del dedotto impedimento, e la relativa valutazione deve essere sorretta da una motivazione adeguata, logica e corretta.
È quindi illegittimo il provvedimento di rigetto dell’istanza di differimento dell’udienza, presentata per l’impedimento del difensore di fiducia a parteciparvi a causa di grave malattia o altro impedimento non prevedibile, dovuto a forza maggiore, se motivato con esclusivo riguardo alla mancata nomina da parte del difensore impedito di un sostituto processuale o dell’omessa indicazione delle ragioni dell’impossibilità di procedervi.

Il Supremo consesso, ritiene, altresì applicabile l’istituto del legittimo impedimento anche nei procedimenti in camera di consiglio e, in particolare, nel giudizio camerale di appello ex art. 599 cpp,  a seguito di rito abbreviato svoltosi in primo grado, trattandosi di fase decisoria in cui si discute del merito e della fondatezza dell’imputazione.
D’altra parte la Corte Europea dei diritti umani ha più volte sottolineato la necessità di assicurare all’imputato, nell’ottica delineata dall’art. 6 CEDU, un processo equo e di garantire il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento, indipendentemente dal modulo procedimentale prescelto e dalla fase processuale, e, in particolare, nella fase del giudizio, in cui si discute della fondatezza dell’imputazione.

Sarebbe altrimenti palese la contraddizione con la disciplina prevista per l’udienza preliminare, la quale, pur avendo natura camerale ed essendo preordinata ad una decisione in rito, è garantita con la partecipazione necessaria del difensore (ex art. 420, comma 1, cod. proc. pen.).
Il richiamo effettuato dall’art. 599, comma 1, cod. proc. pen. all’art. 127, comma 3, cod. proc. pen., a norma del quale i difensori sono sentiti “se compaiono”, riconosce il diritto del difensore di perseguire la propria strategia difensiva, favorendo l’interpretazione secondo la quale la partecipazione all’udienza del difensore, pur facoltativa, lascia comunque possibilità di scelta se comparire o non.
Orbene, la scelta del difensore di comparire all’udienza camerale, aderendo ad una specifica linea difensiva, non può essere vanificata da un evento imprevisto e imprevedibile o da forza maggiore che gli impedisca concretamente di partecipare all’udienza.
In questo caso si avrebbe una limitazione del diritto di difesa e delle garanzie fondamentali dell’imputato, del tutto indipendenti dalla strategia processuale perseguita, non giustificabile con riferimento alle subvalenti esigenze di celerità e snellezza proprie del rito camerale.
Le Sezioni Unite, mutando così il precedente orientamento, ritengono che il combinato disposto degli artt. 127, comma 3, 443, comma 4, e 599 cod. proc. pen. implichi, anche nei procedimenti di appello in camera di consiglio (a seguito di rito abbreviato svoltosi in primo grado), la rilevanza del legittimo impedimento del difensore di fiducia, che abbia deciso di parteciparvi ma sia stato impossibilitato a comparire per causa di forza maggiore, evento o malattia imprevisti e imprevedibili.


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