Le obbligazioni naturali

disegno di due gentleman's che parlano

RATIO E DISCIPLINA DELLE OBBLIGAZIONI NATURALI

di Avv. Stefania Giordano

L’obbligazione appartiene alla categoria dei doveri giuridici, ma non ogni dovere è un’obbligazione esistendo anche doveri morali, sociali e religiosi che non hanno il carattere della giuridicità e che per tale motivo vengono definite obbligazioni imperfette per distinguerle dalle obbligazioni giuridiche c.d. “perfette”.

disegno gentiluomo con scritta gentleman's agreementLe stesse parti, nell’ambito e nell’esercizio della loro autonomia privata riconosciuta dall’ordinamento, possono convenire di assumere obbligazioni senza giuridicizzare il rapporto, facendo dipendere la vincolatività dell’impegno assunto da misure extragiuridiche, quali il disonore, il discredito commerciale e la cessazione futura dei rapporti d’affari. Si parla in questo caso di “patto tra gentiluomini”  ogentlmen’s agreement ossia un accordo tra soggetti dotati di una spiccata sensibilità verso determinati valori quali l’onore, il rispetto e la parola data, i quali assolveranno agli impegni presi anche in assenza di un vincolo giuridico, atteso che la violazione del patto produrrebbe secondo il loro comune sentire una perdita di prestigio all’interno del gruppo cui fanno parte.

La non giuridicizzazione del rapporto che nasce dal patto tra gentiluomini è determinata dal c.d. INTENTO GIURIDICO NEGATIVO che si sostanzia nella comune volontà di non obbligarsi giuridicamente. Tale peculiarità consente di distinguere il patto tra gentiluomini dai rapporti di cortesia che si caratterizzano per il fatto che le prestazioni vengono eseguite in assenza di un obbligo giuridico da colui che è sospinto da uno spirito di solidarietà sociale e da un animo altruistico. Ne sono esempi emblematici il trasporto di cortesia, la promessa a un amico di dargli un passaggio ecc.). Si tratta in sostanza di prestazioni solidaristiche  il cui fondamento si rinviene nell’art. 2 Cost e il cui intento giuridico negativo espresso dal patto tra gentiluomini è, in tali rapporti non giuridici, presunto, trattandosi di rapporti inseriti nel tessuto di vita sociale conformi al costume e alla morale comune (nolaw).

L’intento giuridico negativo assume rilevanza nell’ordinamento, essendo consentito nell’esplicazione dell’autonomia privata dei singoli affidare l’impegno all’adempimento di una determinata prestazione alla fiducia reciproca. Quindi, la volontà di non formalizzare il rapporto produce l’effetto voluto.

Tuttavia, la linea di confine tra intento giuridico negativo e positivo e tra dovere giuridico e dovere sociale è molto duttile e va quindi opportunamente distinto.

Senza dubbio il criterio discretivo tra i due doveri non può essere ravvisato nella patrimonialità, potendo un dovere sociale spontaneamente adempiuto essere suscettibile di valutazione economica al pari dell’obbligazione c.d. perfetta e al contempo arrecare un pregiudizio patrimoniale alla sfera giuridica del destinatario della prestazione qualora la stessa rimanga inadempiuta o la promessa non mantenuta.

La distinzione tra dovere giuridico e non giuridico è invece da cogliere nelle conseguenze giuridiche dell’inadempimento, essendo accordata AZIONE PER L’ADEMPIMENTO solo alle obbligazioni giuridiche.

 


Giuridicità equivale a esperibilità

dei rimedi e delle tutele previste dall’ordinamento


Come sopra evidenziato, le obbligazioni rientrano nella categoria dei doveri giuridici, ma non ogni dovere giuridico è un’obbligazione, essendo quest’ultima caratterizzata dalla patrimonialità della prestazione che invece manca nel dovere di fedeltà, di coabitazione e di istruire ed educare la prole tipici dei rapporti coniugali e familiari.

Quindi, all’interno della più ampia categoria dei doveri giuridici coesistono i doveri giuridici non patrimoniali e i doveri giuridici patrimoniali le cui prestazioni sono suscettibili di valutazione economica.

Dalle obbligazioni si distinguono le obbligazioni naturali, che la dottrina francese dei primi dell’ottocento faceva rientrare nel genus delle obbligazioni civili qualificandole obbligazioni prive del carattere della coercibilità alla stregua delle obbligazioni imperfette. Successivamente, la medesima dottrina francese della metà dell’ottocento affermò la piena autonomia concettuale delle obbligazioni naturali identificandole con i doveri della coscienza e dell’onore e quindi con i doveri morali e sociali.

Nel codice civile le obbligazioni naturali sono disciplinate nell’art. 2034 cc che qualifica espressamente tali obbligazioni come doveri morali e sociali specificando che non è riconosciuta l’azione di ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in forza e in esecuzione di tali doveri.

Tra le principali fonti di obbligazioni naturali si annoverano:

la fiducia testamentaria (art. 672 comma 2 cc)

il debito di gioco (art.  1933 cc)

il debito prescritto (art. 2940 cc)

Dalla lettura dell’art. 2034 cc emerge la coesistenza di fattispecie tipiche e atipiche di obbligazioni naturali al pari delle obbligazioni giuridiche. In particolare, il secondo comma dell’articolo citato fa riferimento ai doveri per cui la legge non accorda azione di ripetizione, mentre il primo comma riconosce una categoria atipica di obbligazioni naturali laddove menziona tra le stesse i doveri morali e sociali.

Nelle obbligazioni naturali tipiche (fiducia testamentaria, debito di gioco e debito prescritto), l’esistenza del dovere morale e sociale è in re ipsa, mentre nelle obbligazioni naturali atipiche l’esistenza del dovere morale e sociale deve essere oggetto di accertamento e di sindacato di meritevolezza, al fine di verificare la coerenza dello stesso con i valori dell’ordinamento giuridico e scongiurare il suo utilizzo per eludere una norma imperativa (es. repressione del gioco d’azzardo ex art. 718 cp).

Le obbligazioni naturali, avendo ad oggetto un dovere non giuridico, ma morale e sociale, non sono coercibili, potendo essere solo spontaneamente eseguite. Consegue da ciò che il “creditore” della prestazione oggetto dell’obbligazione naturale non ha alcuna azione a tutela dell’adempimento, ma se l’obbligazione viene adempiuta, chi la riceve ha diritto di trattenerla, essendo riconosciuto dall’ordinamento il solo rimedio della soluti retentio e la conseguente inammissibilità dell’azione di ripetizione da parte di colui che ha adempiuto la prestazione oggetto dell’obbligazione naturale.

L’obbligazione naturale, quindi, pur non essendo una valida causa obligandi, rimane pur sempre una valida causa solvendi, qualificando l’ordinamento i doveri morali e sociali alla stregua dei valori meritevoli di giustificare un trasferimento patrimoniale. Ma ciò non significa che l’obbligazione naturale sia stata giuridicizzata, atteso che l’irripetibilità della prestazione è una conseguenza del volontario adempimento che determina una situazione che l’ordinamento ritiene meritevole di considerazione e tutela. Infatti, l’art. 2034 cc subordina la soluti retentio alla duplice condizione che la prestazione sia eseguita spontaneamente e che il solvens sia un soggetto capace naturale, non occorrendo la capacità di agire in quanto l’adempimento in questo caso non ha natura negoziale. Consegue che in difetto di capacità naturale la prestazione sarà ripetibile perché prestata dal solvens in mancanza di autodeterminazione e di autoresponsabilità che presuppongono la capacità di intendere e di volere.

Oltre all’effetto della soluti retentio, l’art. 2034 cc nega qualsivoglia altra conseguenza giuridicamente ammissibile, sicché non potranno applicarsi all’obbligazione naturale i rimedi dell’azione di inadempimento, del sequestro, dell’azione revocatoria ecc. non trattandosi di doveri coercibili e sussistendo una causa solvendi ai soli fini della soluti retentio.

Non è, inoltre, possibile trasformare un’obbligazione naturale in una obbligazione giuridica attraverso il riconoscimento del debito o la novazione, non potendo costituire l’obbligazione naturale il presupposto di una obbligazione giuridica.


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Avv. Stefania Giordano

Author: Avv. Stefania Giordano

Area di competenza:
Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico.
Abilitata all’esercizio della professione forense nel 1999, esercita l’attività professionale a Palermo nell’ambito del diritto civile e commerciale.
E’ componente dell’Associazione Centro Studi Processo Telematico – CSPT – che riunisce numerosi studiosi di informatica giuridica e processo telematico. Nata dall’idea di costituire un osservatorio permanente sulla informatizzazione dell’attività giudiziaria in materia civile, penale, amministrativa, contabile e tributaria, abbraccia tutti i campi dell’informatica giuridica con il preciso scopo di divulgare le conoscenze in questa materia. http://www.cspt.pro/
E’ fondatore del sito di informazione giuridica e giustizia telematica, Nostralex (https://www.nostralex.it/), i cui contenuti mirano a facilitare l’approccio degli operatori del diritto al processo telematico e all’utilizzo delle notifiche a mezzo posta elettronica certificata, mediante la pubblicazione di guide, risorse, utility, commenti a sentenze e approfondimenti sullo specifico tema.
E’ autrice della web app “Gli adempimenti nel processo civile telematico” e delle seguenti guide pubblicate nei siti nostralex.it e diritto.it:
Codice dell’Avvocato Telematico;
Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico: Procedimento monitorio telematico;
Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico – Notifica pec dell’atto introduttivo e iscrizione a ruolo telematica della causa;
Guida pratica alla ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492bis c.p.c.

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