La nullità del decreto di espulsione dello straniero

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Cassazione n. 23580 del 18.11.2016: è nullo il decreto di espulsione se è tradotto in lingua veicolare non pienamente compresa dallo straniero


La Cassazione, con l’ordinanza n. 23580 del 18.11.2016, ha cassato il provvedimento del Giudice di Pace di rigetto dell’impugnazione proposta dallo straniero avverso il decreto di espulsione, ritenendo infondata la sua difesa relativa alla violazione del diritto alla piena comprensione del decreto e conseguentemente dei suoi diritti di difesa.

Nel caso specifico è stata eccepita la nullità del decreto di esplusione per essere stato tradotto, a causa dell’indisponibilità di un interprete di lingua conosciuta dal ricorrente, esclusivamente in lingua inglese, nonostante la nazionalità turca e l’etnia curda del ricorrente.

La Cassazione ha accolto il ricorso non ritenendo conforme la decisione assunta dal GDP all’orientamento costante espresso della Suprema Corte sulla specifica materia, secondo cui “È nullo il provvedimento di espulsione tradotto in lingua veicolare per l’affermata irreperibilità immediata di traduttore nella lingua conosciuta dallo straniero, salvo che l’amministrazione non affermi ed il giudice ritenga plausibile, l’impossibilità di predisporre un testo nella lingua conosciuta dallo straniero per la sua rarità ovvero l’inidoneità di tale testo alla comunicazione della decisione in concreto assunta (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 14733 del 14/07/2015).

La Cassazione ha, altresì, richiamato l’ulteriore principio, disatteso dal Giudice di merito, applicabile al caso in esame, secondo cui “In tema di opposizione a decreto di espulsione, l’obbligo dell’autorità procedente di tradurre la copia del decreto di espulsione nella lingua nazionale dello straniero o in altra lingua a lui nota può essere derogato nella sola ipotesi in cui detta autorità attesti e specifichi le ragioni tecnico-organizzative che abbiano impedito tale operazione e abbiano imposto, pertanto, la traduzione nelle lingue cosiddette veicolari (inglese, francese e spagnolo); siffatto obbligo viene meno quando il giudice di merito abbia accertato, con motivazione immune da vizi logici e giuridici, la comprovata conoscenza della lingua italiana da parte dell’interessato.” (Principio affermato ai sensi dell’ari. 360-bis, primo comma, cod proc. civ.). (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 24170 del 29/11/2010).

 


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