Iscrizione ipotecaria: gli oneri probatori del concessionario

50 euro e monete formano una casa

Ipoteca valida se Equitalia produce gli avvisi di ricevimento della notifica delle cartelle e dell’avviso previsto dall’art. 50, d.p.r. 602/1973 (Cass. Civ. n. 23051 dell’11/11/2016)


La controversia sottoposta all’esame della Corte di legittimità concerne l’impugnazione dell’ipoteca iscritta da Equitalia, frapposta dal contribuente per mancata notifica delle cartelle e dell’avviso previsto dall’art. 50, d.p.r. n. 602 del 1973.

Accolta l’opposizione dalla Commissione Tributaria Provinciale, con sentenza confermata in sede di appello per la ritenuta mancata prova della notifica delle cartelle, il concessionario ha formulato ricorso per cassazione lamentando che il giudice di merito avrebbe rilevato ex officio l’inidoneità probatoria degli avvisi di ricevimento e degli estratti di ruolo prodotti a dimostrazione dell’avvenuta notifica delle cartelle poste a base dell’impugnata iscrizione ipotecaria.

La Corte di Cassazione ha accoglie il ricorso del concessionario, evidenziando l’efficacia probatoria dei documenti da quest’ultimo prodotti e segnatamente:

a) l’estratto di ruolo che, secondo l’orientamento della Corte costituisce prova idonea dell’entità e della natura del credito portato dalla cartella esattoriale anche ai fini della verifica della natura tributaria o meno del credito azionato, in quanto «è la fedele riproduzione della parte del ruolo relativa alla o alle pretese creditorie azionate verso il debitore con la cartella esattoriale e deve contenere tutti gli elementi essenziali per identificare la persona del debitore, la causa e l’ammontare della pretesa creditoria…» (Cass. n. 11794 del 2016)

b) gli avvisi di ricevimento, ossia i documenti che hanno un valore primario nell’ambito dei sistemi di prova di una notificazione avvenuta a mezzo posta nelle forme previste dall’art. 26, primo comma, seconda parte, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

Su quest’ultimo punto, la Corte ha già avuto modo di affermare che «la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data deve essere assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’Amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale, salva l’applicabilità del principio del raggiungimento dello scopo, in virtù del quale si determina uno spostamento dell’onus probandi, gravando sulla parte, che abbia dimostrato di conoscere l’atto e che intenda far valere in giudizio un diritto il cui esercizio è assoggettato a termine di decadenza, l’onere di dimostrare la diversa data di ricezione dell’atto e la tempestività della pretesa» (Cass. n. 23213 del 2014).

Di qui l’erroneità del convincimento espresso dal giudice di merito e la cassazione con rinvio della sentenza impugnata.


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