Gli alunni hanno diritto di portare il pranzo da casa

classe alunni

Subordinare il diritto allo studio ai servizi a pagamento viola la Costituzione


faviconIl Tribunale di Torino, con l’ordinanza n. 22390 del 09.09.2016, conferma in sede di reclamo la decisione del primo giudice sul diritto degli alunni di consumare a scuola il pranzo portato da casa, ritenendo infondate le doglianze del Ministero dell’Istruzione reclamante, in quanto inidonee a consentire una diversa lettura del quadro normativo che possa negare al genitore dell’alunno della scuola primaria iscritto al tempo pieno, il diritto di scegliere, assumendosene al contempo la responsabilità, tra il servizio di refezione e la consumazione del pasto casalingo.

Aggiunge sul punto il Collegio che “il diritto allo studio è riconosciuto dall’art. 34 Cost., che lo declina, in primo luogo, attraverso la previsione di obbligatorietà e gratuità dell’istruzione inferiore per almeno 8 anni. La gratuità dell’istruzione è un principio assoluto e in alcun modo relazionato al reddito dei soggetti che devono fruirne. E’ quindi evidente che subordinare il diritto allo studio all’adesione a servizi a pagamento viola il dettato costituzionale“.

Conseguentemente, subordinare di diritto o in via di fatto, l’iscrizione al tempo pieno soltanto a coloro che aderiscano al servizio di mensa e siano disponibili a sostenerne l’onere economico, implicherebbe che un servizio facoltativo a pagamento diventi condizione per accedere a un’istruzione pubblica garantita dalla Costituzione come gratuita, oltreché obbligatoria.

È quindi evidente che l’accesso al “tempo pieno” non deve portare alle famiglie maggiori oneri economici rispetto al “tempo definito” che non abbiano carattere di volontarietà. Ossia che il servizio di refezione deve restare un’agevolazione alle famiglie, “facoltativa a domanda individuale”, senza potersi larvatamente imporre come condicio sine qua non per la scelta del “tempo pieno”.

Al contempo non può essere negato il diritto dell’alunno a partecipare al “tempo mensa e dopo mensa” o subordinare tale diritto all’adesione al servizio di refezione a pagamento, in quanto il “tempo scolastico” destinato al pranzo comune e alle attività (di socializzazione, distensive e ricreative) che ad esso si accompagnano “…è parte dell’offerta formativa ed è un momento di sviluppo della personalità, valorizzazione delle capacita’ relazionali, educazione ai principi della civile convivenza. Valori formativi che devono essere preservati, per quanto possibile, dall’istituzione scolastica, pena la negazione del diritto che è stato qui accertato“.

L’unica alternativa praticabile, rispettosa sia dell’art. 34 Cost., sia dei dati emergenti dalle fonti di legge e ministeriali, consiste quindi per il Collegio “…nel consentire agli alunni del “tempo pieno” che non aderiscono al servizio di refezione comunale di consumare a scuola un pasto domestico, ossia preparato a casa“.

 

 


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