Quando i fatti dedotti dell’attore possono dirsi effettivamente contestati

giudici della corte di cassazione

La Cassazione chiarisce ambiti e limiti dell’onere di contestazione specifica dei fatti

(Cass. Civ., Sez. 3, sentenza n. 19639 del 03/10/2016)


L’art. 115 c.p.c., come riformato dalla L. 69/2009, dispone che il giudice deve porre a fondamento della decisione, tra l’altro, le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero e i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita.

In ordine al principio di non contestazione, la cui inosservanza conferisce al giudice il potere di ritenere provati i fatti sottoposti alla sua cognizione, si è in ultimo pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19639 del 03.10.2016, delimitando gli ambiti in cui i fatti dedotti dall’attore a sostegno delle proprie domande possano dirsi effettivamente non contestati dal convenuto.

Nello specifico, la Corte di legittimità ha affermato che i fatti posti dall’attore a fondamento della propria domanda, possono dirsi effettivamente non contestati solo quando nella comparsa di costituzione e risposta siano stati ammessi esplicitamente, oppure quando la contestazione manchi del tutto o sia generica, non potendosi ritenere tale, la contestazione inequivoca, anche se per ricostruirla occorre fare ricorso agli strumenti dell’ermeneutica a causa di una comparsa di costituzione redatta con pessima tecnica scrittoria.

Ed ancora, l’onere di contestare specificamente i fatti dedotti da parte avversa, al fine di evitare che gli stessi possano essere ritenuti pacifici e non bisognosi di prova ai fini della decisione della causa, sussiste soltanto per i fatti noti alla parte che avrebbe l’onere di contestarli, non anche per i fatti ad essa ignoti (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3576 del 13/02/2013).

Quindi, se il convenuto in comparsa si limita ad eccepire che l’attrice avrebbe fornito nella richiesta stragiudiziale di risarcimento una versione dei fatti diversa da quella dedotta a sostegno della domanda giudiziale, contesta, seppur implicitamente, la verità storica dei fatti dedotti dall’attrice, atteso che – soggiunge la Corte – “…il mutamento di versione dell’accaduto costituisce infatti, anche secondo il senso comune, un indice di inveridicità“.

Ed ancora, se il convenuto non ha contezza dei fatti materiali dedotti a sostegno della domanda attorea, in quanto non hanno avuto luogo in sua presenza, l’onere di contestazione viene meno, per il principio sopra richiamato, secondo cui tale onere sussiste limitatamente ai soli fatti noti alla parte.


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