Equa riparazione e lite temeraria

statua della giustizia edificio corte di cassazione

Può il giudice dell’equa riparazione negare l’indennizzo per la temerarietà della lite del processo presupposto anche in mancanza di una formale condanna ex art. 96 c.p.c.?


Secondo la Cassazione (sentenze n. 26217-26218-26219-26220-26221-26222-26223 e 26224 del 19.12.2016) nulla osta, alla luce del principio per cui «in tema d’irragionevole durata del processo, l’elenco di cui all’art. 2, comma 2- quinquies, della legge n. 89 del 2001 non è tassativo, sicché l‘indennizzo può essere negato a chi abbia agito o resistito temerariamente nel giudizio presupposto, anche in assenza della condanna per responsabilità aggravata, a cui si riferisce la lett. a), potendo il giudice del procedimento di equa riparazione, già prima delle modifiche di cui alla legge n. 208 del 2015, autonomamente valutare la temerarietà della lite, come si desume, peraltro, dalla lett. f), che attribuisce carattere ostativo ad ogni altra ipotesi di abuso dei poteri processuali» (Cass. n. 9100 del 2016)

Pertanto, il giudice del procedimento ex lege n. 89 del 2001 può valutare — e poteva farlo anche nella previgente disciplina applicabile ratione temporis – anche ipotesi di temerarietà che per qualunque ragione nel processo presupposto non abbiano condotto ad una pronuncia di condanna ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ.;

D’altra parte, il richiamato orientamento giurisprudenziale è stato sostanzialmente recepito dal legislatore il quale, con la legge n. 208 del 2015, ha modificato l’art. 2, comma 2-quinquies della legge n. 89 del 2001, prevedendo che «non è riconosciuto alcun indennizzo: a) in favore della parte che ha agito o resistito in giudizio consapevole della infondatezza originaria o sopravvenuta delle proprie domande o difese, anche fuori dai casi di cui all’articolo 96 del codice di procedura civile; (. .)»


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