Cassazione: solo i file p7m garantiscono autenticità

notifica file p7m

Cass. Civ. Ord. n. 22320 del 25.09.2017: Il file allegato alla notifica pec, se firmato, deve essere in p7m a garanzia della sua autenticità


Autore: Avv. Stefania Giordano

Dopo l’ordinanza interlocutoria pronunciata dalla Sesta Sezione della Corte di Cassazione n. 20672 del 31.08.2017, la medesima Sezione ritorna a occuparsi del formato dei documenti informatici da notificare a mezzo posta elettronica certificata, ribadendo il proprio convincimento circa la necessità che il documento allegato alla notifica pec, se firmato, abbia una estensione .p7m al fine di essere garantita la sua autenticità.

In particolare, con l’ordinanza n. 22320 del 25.09.2017, avente questa volta natura decisoria, la Corte di Cassazione ha tra l’altro affermato che “…la notifica insieme all’atto del processo in forma di documento informatico di un allegato è consentita se questo è in formato «.pdf» – ai sensi della lett. a) dell’art. 13 del richiamato provvedimento DGSIA – ma, se il secondo è firmato digitalmente, dovrebbe quest’ultimo appunto recare l’estensione – in virtù del già detto cpv. dell’art. 12 – «p7m», a garanzia della sua autenticità;”

Prosegue la Corte di legittimità evidenziando che “…in via descrittiva e sempre accettandosi il rischio di imprecisioni o banalizzazioni, invero, parrebbe potersi dire che con l’imposizione dell’elaborazione del file in documento informatico con estensione «p7m» il normatore tecnico abbia inteso offrire la massima garanzia possibile, allo stato, di conformità del documento, non creato ab origine in formato informatico ma articolato anche su di una parte o componente istituzionalmente non informatica, quale la procura a firma analogica su supporto tradizionale, al suo originale composito, incorporando appunto i due documenti in modo inscindibile e, per quel che rileva ai fini processuali e soprattutto – se non altro con riferimento alla presente fattispecie – della regolare costituzione nel giudizio di legittimità (per la quale è da sempre stata considerata quale presupposto indispensabile la ritualità della procura speciale), con assicurazione di genuinità ed autenticità di entrambi in quanto costituenti un unicum;…”

Tale ordinanza parrebbe ribadire sul punto il contenuto di quella interlocutoria pronunciata nel mese di agosto, con la quale la Sesta Sezione, nella scelta tra l’alternativa (PAdES o CAdES) della modalità strutturale dell’atto del processo in forma di documento informatico e firmato da notificare direttamente dall’avvocato, ha rimesso gli atti al Primo Presidente al fine di valutare l’opportunità di investire le Sezioni Unite della questione di massima di particolare importanza circa  “… la configurabilità o meno o, al riguardo e se non altro quando l’atto da notificare comprende anche la procura speciale indispensabile per la ritualità del ricorso o del controricorso in sede di legittimità, di una prescrizione sulla forma dell’atto indispensabile al raggiungimento dello scopo (art. 156, comma secondo, cod. proc. civ.) e posta pertanto a pena di nullità, nonché, in caso di risposta affermativa, sull’applicabilità – e relativi presupposti ed eventuali limiti – del principio di sanatoria dell’atto nullo in caso di raggiungimento dello scopo

Non condividendo il pronunciamento della Corte e auspicando in un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite alla luce delle disposizioni regolamentari in materia che – giova evidenzialo – dispongono espressamente che la struttura del documento firmato può essere sia in PAdES-BES che in CAdES-BES, entrambi quindi atti a garantire l’autenticità del file (cfr. art. 12 Provvedimento D.G.S.I.A. 16 aprile 2014 – Specifiche Tecniche), occorrerebbe dare ampio risalto alla chiarezza della citata disposizione normativa qualora si dovesse ravvisare la necessità di contestare in punto di diritto un’eventuale eccezione avversaria in merito al formato degli atti allegati alla notifica pec.

 

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