Vessatoria la clausola della polizza assicurativa che penalizza chi si rivolge all’avvocato


Tale clausola oltre a costituire una limitazione alla autonomia contrattuale del consumatore nei rapporti con terzi soggetti, integra anche un illegittimo pregiudizio all’esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito.


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PROVVEDIMENTO 26255/2016

AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

PROVVEDIMENTO N. 26255/2016

PUBBLICATO NEL BOLLETTINO N. 46 DEL 27 DICEMBRE 2016

[omissis]

II. LE CLAUSOLE OGGETTO DI VALUTAZIONE

2. Costituisce oggetto del presente procedimento la clausola rubricata “Condizione Aggiuntiva RC Accordo per la risoluzione delle controversie mediante ricorso alla procedura di conciliazione paritetica” limitatamente ai rapporti contrattuali tra l’impresa e i clienti consumatori, nelle due versioni di seguito trascritte:

a) la clausola contenuta, tra l’altro, nei moduli contrattuali predisposti da Allianz per la vendita di polizze assicurative per la responsabilità civile auto “Bonus/Malus – autovetture e autotassametri” utilizzati dal 1° febbraio 2014 al 1° aprile 2016, di seguito trascritta: “Condizione Aggiuntiva RC Accordo per la risoluzione delle controversie mediante ricorso alla procedura di conciliazione paritetica: Per i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto – CARD, l’assicurato si impegna a:

– non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad esempio avvocati /procuratori legali e simili);

– ricorrere preliminarmente alla procedura di conciliazione paritetica se l’ammontare del danno non supera i 15.000 euro. In cambio di tale obbligo l’impresa opera lo sconto del 3,5% sul premio annuo netto RCA; per contro se l’assicurato viola il predetto impegno l’impresa applica una penale di 500 euro, da detrarsi dalla somma dovuta a titolo di risarcimento, con il limite di quest’ultimo”;

b) la nuova formulazione della clausola de quo, contenuta, tra l’altro, nei moduli contrattuali predisposti da Allianz per la vendita di polizze assicurative per la responsabilità civile auto Bonus/Malus in uso dal 1° aprile 2016 di seguito trascritta: “Condizione aggiuntiva RC “Accordo per la risoluzione delle controversie mediante ricorso alla procedura di conciliazione paritetica”. Per i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto – CARD, l’assicurato si impegna a: non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad esempio avvocati/procuratori legali e simili); ricorrere preliminarmente alla procedura di “conciliazione paritetica” se l’ammontare del danno non supera i 15.000 euro. In cambio di tale obbligo l’impresa opera lo sconto del 3,5% sul premio annuo netto RCA; per contro, se l’assicurato viola il predetto impegno, l’impresa applica una penale del 20% del valore del sinistro con il limite massimo di 500 euro da detrarsi dalla somma dovuta a titolo di risarcimento”.

[omissis]

IV. VALUTAZIONI CONCLUSIVE

56. Le valutazioni che seguono hanno ad oggetto le clausole indicate al punto II lettera a) e b) del presente provvedimento che presentano profili di vessatorietà ai sensi della disciplina di cui agli articoli 33 e ss. del Codice del Consumo.

57. In sede di avvio del procedimento nonché di estensione oggettiva è stato indicato ad Allianz che, per le clausole riconducibili all’elenco di cui all’articolo 33, comma 2, del Codice del Consumo, è prevista una presunzione legale di vessatorietà con contestuale richiamo dell’onere di fornire elementi tali da costituire prova contraria di detta presunzione.

Osservazioni preliminari

a) L’ambito di applicazione della clausola

58. Preliminarmente appare opportuno chiarire gli obblighi che discendono in capo al consumatore sottoscrittore di un contratto di assicurazione RC auto contenente la clausola nelle due versioni oggetto di valutazione che, come evidenziato, differiscono l’una dall’altra unicamente in relazione all’ammontare della penale, per il quale, nella versione vigente dal 1° aprile 2016 è stato introdotto un valore del 20% per i sinistri di valore inferiore ai 2.500 euro.

59. La clausola che, nelle due versioni sub a) e b) oggetto di valutazione, trova applicazione in “tutti i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto” prevede un duplice obbligo in capo al consumatore: l’impegno a “non affidare la gestione del danno a soggetti terzi (…) avvocati e simili”; l’impegno (rectius l’obbligo) a ricorrere “preliminarmente” (a un giudizio) alla procedura di “conciliazione paritetica”, che, secondo quanto esplicitato nella nota informativa sono riferiti, rispettivamente, il primo “a seguire la procedura di legge senza incaricare alcun patrocinatore” e il secondo “in caso di disaccordo con l’Assicuratore in tema di liquidazione del danno, ad attivare la procedura di conciliazione paritetica facendosi rappresentare da una Associazione di Consumatori”.

60. Pertanto, come confermato dalla stessa Allianz nelle proprie memorie difensive, l’obbligo del consumatore di non fare ricorso all’assistenza di un patrocinatore concerne l’intera “gestione del sinistro” e comprende sia la fase di denuncia del sinistro all’assicurazione-gestionaria sia, in caso di disaccordo, la fase della procedura di conciliazione paritetica. Essendo consentita, in questa fase, unicamente l’assistenza o la consulenza di un professionista senza attribuzione di incarico.

61. Come evidenziato, a fronte della violazione di tali impegni il cliente-assicurato è tenuto al pagamento di una penale pari a 500 euro (sino al 1° aprile 2016) e al 20% della liquidazione del danno fino ad un massimo di 500 euro (dal 1° aprile 2016).

b) Il contesto di riferimento

62. Quanto al contesto di riferimento, va ricordato che rispetto all’origine del diritto al risarcimento da sinistro stradale anche nelle ipotesi di risarcimento diretto ex art. 149 del C.d.A. il rapporto tra danneggiato e danneggiante non muta la propria natura di illecito extracontrattuale e ciò al di là di qualsivoglia eventuale limitazione contrattuale al risarcimento.

63. In proposito, la Cassazione ha ribadito che “L’azione diretta di cui al Decreto Legislativo n. 209/2005 art.149 non origina dal contratto assicurativo, ma dalla legge, che la ricollega al verificarsi del sinistro a certe condizioni assumendo l’esistenza del contratto assicurativo solo come presupposto legittimante, sicchè la posizione del danneggiato non cessa di essere originata dall’illecito e di trovare giustificazione in esso, assumendo la posizione contrattuale del medesimo verso la propria assicurazione soltanto la funzione di sostituire l’assicurazione del danneggiato a quella del responsabile nel rispondere della pretesa risarcitoria. Sicchè la posizione del danneggiato resta quella di chi ha subito un illecito civile”4.

64. Infatti “nel caso in cui il terzo danneggiato abbia rivolto la sua pretesa risarcitoria nei confronti del proprio assicuratore della r.c.a. secondo la procedura di cui all’art. 149 cit. (…) l’azione diretta che tale disposizione accorda al danneggiato, nei confronti del proprio assicuratore, non è altro che la medesima azione prevista dall’art. 144 cod. ass. per le ipotesi 4 Cfr. Cass. Civile, Ordinanza n. 5928/2012.  ordinarie (e dalla quale pertanto mutua l’intera disciplina) con l’unica particolarità che destinatario ne è l’assicuratore della vittima anzichè quello del responsabile” (Cfr. Cass. Civile, VI, ordinanza n. 20374/2015).

65. Con specifico riferimento all’istituto della conciliazione paritetica, si osserva che in nessuna parte del “Regolamento della procedura di conciliazione tra Ania e Associazioni dei consumatori in tema di sinistri r.c. auto” è previsto che il consumatore non possa essere assistito da un legale o altro patrocinatore né tanto meno che possa essere applicata una penale da detrarre dall’importo del risarcimento che è dovuto e nascente da un illecito civile che conferisce al danneggiato la possibilità di agire direttamente nei confronti della propria compagnia, come previsto dall’art. 149 del C.d.A..

66. Sempre in via preliminare, occorre rilevare che, diversamente da quanto a più riprese evidenziato da Allianz, il suggerimento dell’Autorità contenuto all’interno dell’indagine conoscitiva conclusa nel 2013 afferente il sistema RC Auto (IC-42 o Indagine), concernente l’adozione di modelli contrattuali idonei ad aumentare la capacità di controllo del risarcimento da parte delle compagnie6, peraltro specificamente individuati nell’indagine7, riguarda la possibilità degli assicurati di auto-selezionarsi come più virtuosi a fronte di uno sconto cospicuo sul premio e non certo mediante la sottoscrizione di clausole vessatorie che, come nel caso di specie, limitino diritti costituzionalmente garantiti, quale il diritto alla difesa, peraltro a fronte di sconti limitati e mediante l’imposizione di penali manifestatamente eccessive.

c) L’oggetto del procedimento

67. Quanto all’oggetto del presente procedimento preme evidenziare che, il giudizio di vessatorietà della clausola nelle due versioni di cui alle lettera a) e b) non concerne il riconoscimento di uno sconto sul premio nonché di una eventuale penale non eccessiva a fronte dell’impegno del consumatore a ricorrere preliminarmente, in caso di disaccordo sulla liquidazione del danno, alla conciliazione paritetica, istituto che, di per sè, rappresenta un valido strumento di soluzione alternativa delle controversie in grado di prevenire l’instaurazione di giudizi spesso superflui. Il giudizio attiene, piuttosto, alla previsione di una penale di importo manifestamente eccessivo in quanto non proporzionato allo sconto praticato e all’obbligo del cliente di non ricorrere nella fase stragiudiziale e nella stessa eventuale fase di ADR all’assistenza di procuratori terzi.

Valutazioni nel merito

68. Come noto, l’art. 34 comma 4, del Codice del Consumo sottrae al giudizio di vessatorietà “le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale”.

69. Con riferimento alla clausola oggetto di valutazione, Allianz ha evidenziato che essa sarebbe stata oggetto di specifica sottoscrizione ex artt. 1341 e 1342 c.c. e che la vessatorietà della clausola andrebbe esclusa in ragione della sua natura facoltativa, atteso che il consumatore potrebbe sottoscrivere anche moduli contrattuali senza aderire alla clausola oggetto di contestazione.

70. In proposito, giova ricordare che, né la specifica approvazione per iscritto della clausola – secondo costante giurisprudenza8 – né la natura facoltativa della stessa che si traduce nella possibilità per il consumatore di reperire alternative sul mercato o presso lo stesso professionista – sono sufficienti a far ritenere la ricorrenza della trattativa individuale e ad escludere la presunzione legale di vessatorietà.

71. Deve rilevarsi inoltre che la facoltà del consumatore di sottoscrivere o meno una polizza contenente la clausola in contestazione potendo, in alternativa, scegliere presso Allianz una polizza che ne sia priva non si traduce nella facoltà del consumatore di concordare con il professionista il contenuto della clausola, sul quale verte il presente procedimento.

72. Ciò posto, la clausola descritta al punto II della presente comunicazione, appare vessatoria ai sensi dell’articolo 33, comma 1 e comma 2, lettere f), e t), del Codice del Consumo, in quanto tale da determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. I profili di vessatorietà rilevati permangono anche sulla base della lettura e dell’interpretazione della clausola alla luce del contesto complessivo dell’intero contratto per adesione in cui è inserita. La previsione di una penale manifestatamente eccessiva

73. In primo luogo, la clausola de quo appare vessatoria in violazione dell’articolo 33, comma 2, lettera f), del Codice del Consumo nella misura in cui addossa a carico del cliente una penale che risulta manifestamente eccessiva.

74. Il giudizio relativo alla manifesta eccessività della penale discende, anzitutto, dal ridotto vantaggio economico per la stragrande maggioranza dei clienti ai quali è riconosciuto uno sconto sul premio assicurativo che, oltre a risultare limitato, è di gran lunga inferiore rispetto all’ammontare della penale.

75. Difatti, a fronte di una penale di 500 euro nella versione in uso fino al 1° aprile 2016 e al 20% del valore del sinistro con il limite massimo di 500 euro nella versione in uso dal 1° aprile 2016, le risultanze istruttorie dimostrano che lo sconto medio praticato ai clienti di Allianz che hanno sottoscritto contratti contenenti la clausola sub a) e sub b) è compreso tra [11-16] euro e [11-16] euro.

76. La stessa Allianz, del resto, ha dichiarato che la quantificazione dell’importo della penale prevista nelle due clausole sub a) e b) non è stata oggetto di studi puntuali per la determinazione del suo ammontare né di studi di correlazione con la quantificazione dello sconto sul premio assicurativo.

77. Né, peraltro, l’eccessiva onerosità della penale potrebbe essere esclusa in ragione di quanto evidenziato da Allianz circa il danno da inadempimento che la Società andrebbe a subire, derivante dalla necessità di attivare una propria difesa legale e consistente nella necessità di sostenere un costo medio superiore o comunque, proporzionato, all’importo della penale.

78. Al riguardo basti evidenziare che, da un lato, l’attivazione di una difesa legale nella fase stragiudiziale è del tutto volontaria e legata ad una iniziativa della società; dall’altro che, in ogni caso, i valori di costo incrementale dichiarati da Allianz per la liquidazione dei sinistri in caso di intervento di un legale includono non solo le spese amministrative di gestione del sinistro ma anche i veri e propri risarcimenti, non potendo dunque essere imputati alla sola necessità della società di attivare una propria difesa legale.

79. La manifesta eccessività della penale deriva anche dalla natura degli inadempimenti alla quale è associata. Difatti, le circostanze per l’applicazione della penale, vale a dire il mancato ricorso alla conciliazione paritetica e/o l’affidamento della gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio, da un lato, non rappresentano l’obbligazione principale posta a carico dell’assicurato e, dall’altro, attengono ad un obbligo che ha per oggetto una restrizione alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi.

80. Rileva altresì il tipo di rapporto assicurativo su cui si innesta la clausola che, come evidenziato, è destinata ad operare nel sistema di risarcimento diretto del danno. Un sistema nell’ambito del quale il risarcimento è effettuato da Allianz in qualità di impresa gestionaria per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile a favore del cliente assicurato che ha subito il danno e dunque in un contesto nel quale, come evidenziato, la posizione del danneggiato resta quella di chi ha subito un illecito civile, all’interno del quale la stessa previsione di una clausola penale non appare giustificata9. La previsione di una restrizione della libertà contrattuale del consumatore nei rapporti con i terzi

81. Inoltre, proprio alla luce dello squilibrio creato dalla manifesta eccessività della penale, la clausola in esame nelle due versioni sub a) e b), nella parte in cui prevede che il consumatore si impegni a “non affidare la gestione del danno a soggetti terzi che operino professionalmente nel campo del patrocinio (ad esempio avvocati /procuratori legali e simili)”, si pone in contrasto con l’art. 33, comma 2, lettera t), del Codice del Consumo, ai sensi del quale si presume vessatoria fino a prova contraria la clausola che ha per oggetto o per effetto di sancire a carico del consumatore restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi. La limitazione nella facoltà di rivolgersi a terzi quali professionisti o patrocinatori discende infatti dal disincentivo a tale comportamento indotto dalle pesanti conseguenze determinate dall’imposizione della penale.

82. Come confermato dalla stessa Allianz nelle proprie memorie difensive, l’obbligo del consumatore di non fare ricorso all’assistenza di un patrocinatore concerne l’intera “gestione del sinistro” e comprende sia la fase di denuncia del sinistro all’assicurazione-gestionaria sia, in caso di disaccordo, la fase della procedura di conciliazione paritetica nell’ambito della quale, è consentita, unicamente l’assistenza o la consulenza di un professionista senza attribuzione di incarico.

83. Come chiarito dalla Corte di Cassazione, il diritto del danneggiato a tutelare i propri interessi, affidandosi alla competenza di un legale o di uno studio tecnico, deve essere riconosciuto anche nella fase prodromica al giudizio, assistenza che è espressamente ritenuta dalla Cassazione 9 In tal senso e sulla clausola oggetto di valutazione si è espresso il Giudice di Pace di Catania con pronuncia del 18 maggio 2016 giudizio 1356.95 “necessitata e giustificata in funzione dell’attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento”11.

84. Si tratta di una previsione che oltre a costituire una limitazione alla autonomia contrattuale del consumatore nei rapporto con terzi soggetti, nel caso di specie, integra anche un illegittimo pregiudizio all’esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito. La formulazione della clausola in modo oscuro e incomprensibile

85. Infine, la clausola nelle due formulazioni sub a) e b) risulta integrare una violazione dell’art. 34, comma 2, del Codice del Consumo in quanto, attenendo ad una obbligazione che, anche se di natura accessoria, contribuisce a determinare l’oggetto del contratto, non risulta formulata in modo chiaro e comprensibile traducendosi in una difficoltà per il destinatario di comprendere la portata degli impegni assunti dal consumatore.

86. Difatti, così come dichiarato dalla stessa Società, la clausola viene applicata, non solo “per i sinistri gestiti con la procedura di risarcimento diretto – CARD” a fronte di una iniziativa in tal senso da parte del cliente, così come lascerebbe intendere la formulazione della clausola inserita nelle polizze, ma per tutti i sinistri che per legge potrebbero essere assoggettati al risarcimento diretto e, dunque, anche nel caso in cui il cliente, nonostante la possibilità di ricorrere alla CARD, avvalendosi della facoltà di esperire la tutela tradizionale, indirizzi la propria pretesa risarcitoria direttamente alla compagnia assicuratrice del veicolo responsabile.

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