Notifica atti giudiziari: cade il mito dell’inesistenza


Commento a Cassazione Sezioni Unite nn. 14916 e 14917 del 20/07/2016

di Avv. Stefania Giordano


notificaIl 2016 segna un traguardo interpretativo importante in tema di notificazione degli atti giudiziari, grazie al duplice intervento delle Sezioni Unite, che fugano ogni dubbio sulla distinzione tra nullità e inesistenza della notifica.

Ci si riferisce alle sentenze gemelle Cassazione civile, sez. un., 20/07/2016, nn. 14916 e 14917 (Vedi sentenza), con le quali il Supremo Consesso ha avuto modo di chiarire che il luogo in cui la notificazione viene eseguita non costituisce elemento costitutivo essenziale dell’atto. 

Da tanto consegue che i vizi relativi alla individuazione di detto luogo, anche qualora esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, non causano l’inesistenza della notifica, ma ricadono sempre nell’ambito della nullità sanabile con efficacia ex tunc per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità, oppure in conseguenza della rinnovazione della notificazione effettuata spontaneamente dalla parte stessa o su ordine del giudice ai sensi dell’art. 291 c.p.c.

E’, invece, configurabile l’inesistenza della notificazione, solo se vi è la totale mancanza materiale dell’atto e se viene posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a qualificare un atto come notificazione.

Tali elementi costitutivi essenziali consistono: a) nell’attività di trasmissione, che deve essere eseguita da un soggetto al quale la legge conferisce la possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento in virtù dei quali la stessa debba comunque considerarsi ex lege eseguita, restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, sì da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta.

La presenza di detti requisiti strutturali, va ritenuta idonea ai fini della riconoscibilità dell’atto come notificazione: essi, cioè, sono sufficienti a integrare la fattispecie legale minima della notificazione, rendendo qualificabile l’attività svolta come atto appartenente al tipo previsto dalla legge.

Viene quindi sottratta dall’inesistenza, l’assenza di collegamento tra luogo della notifica e persona del destinatario, che ha costituito per quarant’anni, senza non pochi contrasti, la tradizionale individuazione del discrimen tra le due forme di invalidità della notifica, anche se si è pur sempre trattato di un criterio distintivo poco sicuro.

Distinzione, quella tra inesistenza e nullità, di non poco conto, avuto riguardo all’insanabilità della prima rispetto alla possibilità di sanatoria con efficacia ex tunc della seconda nel caso di costituzione del destinatario della notifica o di sua rinnovazione.

E’ pur vero, comunque, che la tradizionale distinzione tra nullità e inesistenza, fondata sul collegamento tra luogo della notifica e destinatario della stessa, è stata da sempre foriera di vivaci contrasti nella giurisprudenza di legittimità, soprattutto con riguardo alla notificazione del ricorso per cassazione eseguita nel domicilio eletto per il primo grado di giudizio, non più valido all’atto dell’esecuzione della notifica in quanto variato in grado di appello con la nomina di un diverso procuratore.

In particolare, a fronte di un primo orientamento favorevole alla declaratoria di inesistenza della notifica dell’impugnazione eseguita presso il procuratore cui sia stato revocato il mandato e sostituito da altro procuratore, in quanto eseguita presso una persona e luogo non aventi alcun riferimento con il destinatario dell’atto (cfr. Cass., sez. un., n. 3947 del 1987; Cass. nn. 9147 del 2007, 3964 del 2008, 3338 del 2009, 13477 del 2012) se ne contrappone un altro che, invece, ritiene nulla (e quindi sanabile) la notifica eseguita presso un domicilio o un avvocato che non abbia più rapporti con la parte.

Le Sezioni Unite investite per dirimere il contrasto, vanno al di là del caso sottoposto al loro esame, individuando un criterio distintivo più chiaro, univoco e sicuro tra le tradizionali nozioni di inesistenza e di nullità della notificazione.

Nell’individuare tale criterio discretivo, il Supremo Consesso richiama l’unica norma che si occupa dell’invalidità della notificazione, contenuta nell’art. 160 c.p.c., a mente del quale

“La notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157”.

Il riferimento all’art. 156 c.p.c. contenuto nella norma citata, assume per le Sezioni Unite centrale rilievo in quanto in base a tale disposizione “Non può essere pronunciata la nullita’ per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullita’ non e’ comminata dalla legge. Puo’ tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo. La nullita’ non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui e’ destinato“.

Assume, altresì, rilievo troncante, la presa d’atto che il codice non contempla la categoria dell’inesistenza in tema di notificazione (e in genere degli atti processuali), nemmeno con riguardo alla sentenza priva della sottoscrizione del giudice, qualificata come affetta da nullità insanabile, ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 2 (Cass., sez. un., n. 11021 del 2014) che la dottrina e la giurisprudenza maggioritaria riconducono alla figura della inesistenza.

Per le Sezioni Unite, invece, tale assimilazione della nullità insanabile all’inesistenza non coglie nel segno, in quanto il legislatore non ha motivo di disciplinare gli effetti di ciò che non esiste.


L’inesistenza non è, dunque, un vizio dell’atto più grave della nullità, poiché la dicotomia nullità/inesistenza va, alla fine, ricondotta alla bipartizione tra l’atto e il non atto.


A sostegno, la Corte richiama il principio della strumentalità delle forme degli atti processuali, che permea l’intero codice di procedura civile e al quale l’interprete deve costantemente ispirarsi. Principio sancito dall’art. 156 c.p.c. sopra richiamato, nonché dagli artt. 121 c.p.c. (“gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti nella forma piu’ idonea al raggiungimento del loro scopo“) e 131, comma 1 c.p.c., a mente del quale, quando la legge non prescrive che il giudice pronunci sentenza, ordinanza o decreto, “i provvedimenti sono dati in qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo“.
Le forme degli atti, quindi, sono prescritte al fine esclusivo di conseguire un determinato scopo, coincidente con la funzione che il singolo atto è destinato ad assolvere nell’ambito del processo.
A conferma del dedotto, il terzo comma dell’art. 156 c.p.c. stabilisce che la nullità “non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui e’ destinato“.
Da tale norma discendono, per quanto concerne la notificazione, le seguenti conseguenze: se l’atto possiede gli elementi strutturali sopra indicati per essere qualificato come notificazione, qualunque suo vizio non può che ricadere nell’ambito della nullità, “…senza che possa distinguersi, al fine di individuare ulteriori ipotesi di inesistenza attraverso la negazione del raggiungimento dello scopo, tra valutazione ex ante e constatazione ex post, poiché il legislatore ha chiaramente inteso dare prevalenza a quest’ultima – in piena attuazione del principio della strumentalità delle forme -, cioè ai dati dell’esperienza concreta, sia pure dovuta ad accadimenti del tutto accidentali, rispetto agli elementi di astratta potenzialità e prevedibilità”.
Lo scopo della notificazione è, infatti, quello di provocare la presa di conoscenza di un atto da parte del destinatario, attraverso la certezza legale che esso sia entrato nella sua sfera di conoscibilità, con gli effetti che ne conseguono.
Per quanto sopra, le Sezioni Unite hanno enunciato i seguenti principi di diritto:


– “L’inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione e’ configurabile, in base ai principi di strumentalita’ delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attivita’ priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformita’ dal modello legale nella categoria della nullita’. Tali elementi consistono: a) nell’attivita’ di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilita’ giuridica di compiere detta attivita’, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtu’ dei quali, cioe’, la stessa debba comunque considerarsi, ex lege, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, si’ da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioe’, in definitiva, omessa”;

– “Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto. Ne consegue che i vizi relativi alla individuazione di detto luogo, anche qualora esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullita’ dell’atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullita’), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla pane stessa oppure su ordine del giudice ai sensi dell’art. 291 c.p.c.”.


In linea con il superiore pronunciamento e con il principio della strumentalità delle forme degli atti processuali, val la pena, altresì, richiamare l’ulteriore statuizione del Supremo Consesso (Cassazione civile, sez. un., 18/04/2016, n. 7665 – Vedi sentenza) in tema di notificazioni a mezzo pec.

In tale occasione le Sezioni Unite hanno avuto modo di affermare che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica (nella specie, in “estensione.doc”, anziché “formato.pdf”) ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale.

Opera, infatti, nella fattispecle l’insegnamento, condiviso e consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui “il principio, sancito in via generale dall’art. 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, vale anche per le notificazioni, anche in relazione alle quali – pertanto la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario” (Cass., sez. lav., n. 13857 del 2014; conf., sez. trib., n. 1184 del 2001 e n. 1548 del 2002).

Il risultato dell’effettiva conoscenza dell’atto che consegue alla consegna telematica dello stesso nel luogo virtuale, ovverosia l’indirizzo di PEC espressamente a tale fine indicato dalla parte nell’atto introduttivo del giudizio, determina infatti il raggiungimento dello stesso scopo perseguito dalla previsione legale del ricorso alla PEC. Nella specie i ricorrenti non adducono nè alcuno specifico pregiudizio al loro diritto di difesa, nè l’eventuale difformità tra il testo recapitato telematicamente, sia pure con estensione.doc in luogo del formato.pdf, e quello cartaceo depositato in cancelleria.

La denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non tutela l’interesse all’astratta regolarità del processo, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione (Cass., sez. trib., n. 26831 del 2014).
Ne consegue che è inammissibile l’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte.


logo_new-IUSLAW-Web-radio-ver1Ascolta l’intervista di Jus Law Web Radio all’Avv. Stefania Giordano sul tema dal minuto 25.35

 

The following two tabs change content below.
Avv. Stefania Giordano

Avv. Stefania Giordano

Area di competenza: Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico. Abilitata all’esercizio della professione forense nel 1999, esercita l’attività professionale a Palermo nell’ambito del diritto civile e commerciale. E' componente dell'Associazione Centro Studi Processo Telematico - CSPT - che riunisce numerosi studiosi di informatica giuridica e processo telematico. Nata dall’idea di costituire un osservatorio permanente sulla informatizzazione dell’attività giudiziaria in materia civile, penale, amministrativa, contabile e tributaria, abbraccia tutti i campi dell’informatica giuridica con il preciso scopo di divulgare le conoscenze in questa materia. http://www.cspt.pro/ E' fondatore del sito di informazione giuridica e giustizia telematica, Nostralex (http://www.nostralex.it/), i cui contenuti mirano a facilitare l'approccio degli operatori del diritto al processo telematico e all’utilizzo delle notifiche a mezzo posta elettronica certificata, mediante la pubblicazione di guide, risorse, utility, commenti a sentenze e approfondimenti sullo specifico tema. E’ autrice della web app “Gli adempimenti nel processo civile telematico” e delle seguenti guide pubblicate nei siti nostralex.it e diritto.it: Codice dell’Avvocato Telematico; Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico: Procedimento monitorio telematico; Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico - Notifica pec dell’atto introduttivo e iscrizione a ruolo telematica della causa; Guida pratica alla ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492bis c.p.c.
Avv. Stefania Giordano

About Avv. Stefania Giordano

Area di competenza: Diritto Civile e Commerciale, Processo Civile telematico. Abilitata all’esercizio della professione forense nel 1999, esercita l’attività professionale a Palermo nell’ambito del diritto civile e commerciale. E' componente dell'Associazione Centro Studi Processo Telematico - CSPT - che riunisce numerosi studiosi di informatica giuridica e processo telematico. Nata dall’idea di costituire un osservatorio permanente sulla informatizzazione dell’attività giudiziaria in materia civile, penale, amministrativa, contabile e tributaria, abbraccia tutti i campi dell’informatica giuridica con il preciso scopo di divulgare le conoscenze in questa materia. http://www.cspt.pro/ E' fondatore del sito di informazione giuridica e giustizia telematica, Nostralex (http://www.nostralex.it/), i cui contenuti mirano a facilitare l'approccio degli operatori del diritto al processo telematico e all’utilizzo delle notifiche a mezzo posta elettronica certificata, mediante la pubblicazione di guide, risorse, utility, commenti a sentenze e approfondimenti sullo specifico tema. E’ autrice della web app “Gli adempimenti nel processo civile telematico” e delle seguenti guide pubblicate nei siti nostralex.it e diritto.it: Codice dell’Avvocato Telematico; Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico: Procedimento monitorio telematico; Schede Pratiche dell’Avvocato Telematico - Notifica pec dell’atto introduttivo e iscrizione a ruolo telematica della causa; Guida pratica alla ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492bis c.p.c.

1 comments

Lascia un commento