Massimario telematico


Excursus giurisprudenziale in tema di processo telematico e notifiche a mezzo pec



massimario

NOTIFICHE TELEMATICHE


[su_expand more_text=”PRINCIPI GENERALI” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

sezioni-uniteLa nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario

Cassazione civile, Sezioni Unite del 18/04/2016  n. 7665

Il principio, sancito in via generale dall’art. 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, vale anche per le notificazioni, anche in relazione alle quali – pertanto la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario” (Cass., sez. lav., n. 13857 del 2014; conf., sez. trib., n. 1184 del 2001 e n. 1548 del 2002). Il risultato dell’effettiva conoscenza dell’atto che consegue alla consegna telematica dello stesso nel luogo virtuale, ovverosia l’indirizzo di PEC espressamente a tale fine indicato dalla parte nell’atto introduttivo del giudizio di legittimità, determina infatti il raggiungimento dello stesso scopo perseguito dalla previsione legale del ricorso alla PEC. Nella specie i ricorrenti non adducono nè alcuno specifico pregiudizio al loro diritto di difesa, nè l’eventuale difformità tra il testo recapitato telematicamente, sia pure con estensione.doc in luogo del formato.pdf, e quello cartaceo depositato in cancelleria. La denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non tutela l’interesse all’astratta regolarità del processo, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione (Cass., sez. trib., n. 26831 del 2014).
Ne consegue che è inammissibile l’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte.


achtungNOTIFICA A MEZZO PEC – NULLITA’

Civile Ord. Sez. 6 Num. 19814 del 04/10/2016

L’art. 3 bis, comma 4, 1. 21.1.1994 n. 53 stabilisce che quando l’avvocato esegue la notificazione di atti processuali per mezzo della posta elettronica certificata, “il messaggio deve indicare nell’oggetto la dizione: «notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994»”.

Nel caso di specie, il messaggio reca nel campo dedicato all’oggetto la dizione: “Notifica controricorso in cassazione”.

In calce al testo del controricorso è tuttavia estesa la relazione di notificazione, che è intitolata: “Relazione di notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994”.

Al cospetto d’una notificazione siffatta, nessuna nullità può essere dichiarata, per due ragioni:

(a) la prima ragione è che l’art. 11 L. 53 del 1994, là dove commina la nullità della notificazione eseguita personalmente dall’avvocato “se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti” non intende affatto sanzionare con l’inefficacia anche le più innocue irregolarità (come già ritenuto da questa Corte: in tal senso, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 13758 del 17/06/2014, Rv, 631724);

(b) la seconda ragione è che, a tutto concedere, anche le nullità di cui all’art. 11 l. 1994 n. 53 sono sanate, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., dal raggiungimento dello scopo: il quale nel nostro caso è certamente avvenuto, dal momento che lo stesso ricorrente mostra di avere ricevuto la notifica del controricorso ed averne ben compreso il contenuto.


INESISTENTE LA NOTIFICA PEC DEL RICORSO PER CASSAZIONE EFFETTUATA DAL PROCURATORE DOMICILIATARIO

Cassazione civile sez. VI  12 ottobre 2015 n. 20468  

Poichè – a norma della L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 1 – solo l’avvocato munito di procura alle liti può eseguire direttamente le notifiche, la notifica eseguita dal procuratore semplice domiciliatario è da ritenere inesistente anzichè nulla, con conseguente impossibilità di applicare l’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, prevista per i soli casi di nullità dall’art. 156 c.p.c.”. Nella specie il difetto del requisito dell’iscrizione all’Albo degli abilitati presso le giurisdizioni superiori non consente alla professionista l’esecuzione della detta notifica.

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[su_expand more_text=”NELLE PROCEDURE CONCORSUALI” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]AMMISSIBILE NOTIFICA PEC DELL’ISTANZA DI FALLIMENTO A IMPRESA CANCELLATA DAL REGISTRO DELLE IMPRESE

Cassazione civile, sez. 1, n. 17946 del 13.09.2016

Anche nel caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato, ai sensi della L. Fall., art. 15, comma 3, – nel testo novellato dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 -, all’indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero quando, per qualsiasi ragione, non risulti possibile la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante sempre dal registro delle imprese e, in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale del luogo dove la medesima aveva sede.


NOTIFICA PEC NEL PROCEDIMENTO FALLIMENTARE

Cassazione civile, sez. 6, 06/07/2016, n. 13817

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, ai fini del perfezionamento della notifica telematica del ricorso, prevista dall’art. 15, comma 3, L.Fall. – nel testo successivo alle modifiche apportate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 17 convertito nella L. n. 221 del 2012 – occorre aver riguardo unicamente alla sequenza procedimentale stabilita dalla legge e, quindi, dal lato del mittente, alla ricevuta di accettazione, che prova l’avvenuta spedizione di un messaggio di posta elettronica certificata, e, dal lato del destinatario, alla ricevuta di avvenuta consegna, la quale, a sua volta, dimostra che il messaggio di posta elettronica certificata è pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento dell’avvenuta consegna tramite un testo leggibile dal mittente”; che, tale principio, giustificato dal valore cardine di celerità del processo, non è neppure immune dalle garanzie di ricezione, date dalle specifiche tecniche elaborate da appositi comitati in sede ministeriale e collaudate da un lungo periodo di sperimentazione; che ad esse, non possono opporsi, come fa la ricorrente, esigenze di sostanziale migliore comodità, per la debitrice, della ricezione della notifica in via tradizionale (e cioè a mezzo dell’ufficiale giudiziario o a mezzo della posta) in quanto è onere della parte che eserciti l’attività d’impresa, normativamente obbligata D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 16, comma 6 convertito nella L. 28 gennaio 2009, n. 2; L. 28 gennaio 2009, n. 2; D.L. n. 179 del 2012, art. 5 convertito nella L. n. 221 del 2012 a munirsi di un indirizzo PEC, assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata, se del caso delegando tale controllo, manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo, e senza che tali problematiche possano integrare materia rilevante ai fini di un sospetto di illegittimità costituzionale della relativa disciplina

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[su_expand more_text=”NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

AMMISSIBILE LA NOTIFICA A MEZZO PEC NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO 
Consiglio di Stato sez. III  10 agosto 2016 n. 3565  

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in epigrafe, aderisce all’orientamento prevalente secondo cui nel processo amministrativo è ammissibile la notifica a mezzo posta elettronica certificata anche se non ancora definita la disciplina tecnica di cui al d.m. 16 febbraio 2015 (in tal senso cfr. III, n. 91/2016 e n. 4270/2015; V, n. 4863/2015; VI, n. 2682/2015; CGA, n. 615/2015). Sicché non è affetta da inesistenza o da nullità la notifica a mezzo pec dell’atto di appello, peraltro, nella specie ricevuta dal destinatario che si è costituito nel giudizio di gravame articolando le proprie difese.

Conforme

Cons. Stato Sez. V, 22-10-2015, n. 4862
Nel processo amministrativo telematico (PAT) è ammessa la notifica del ricorso a mezzo PEC anche in mancanza dell’autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, D.Lgs. n. 104/2010 (CPA), disposizione che si riferisce a forme speciali di notifica, laddove invece la tendenza del processo amministrativo, nella sua interezza, a trasformarsi in processo telematico, appare ormai irreversibile


T.A.R. Roma, 10/11/2015,  n. 12656 secondo cui è consentito al ricorrente redigere, ai sensi dell’art. 136 comma 2 bis, c.p.a., il ricorso introduttivo nelle forme del documento informatico sottoscritto con firma digitale e notificarlo telematicamente, nel rispetto della disciplina dettata dall’art. 3 ter, l. 21 gennaio 1994 n. 53, nonché costituirsi depositando, ai sensi dell’art. 9 commi 1 bis e 1 ter della l. 21 gennaio 1994 n. 53, copia analogica del messaggio di posta elettronica certificata mediante la quale ha provveduto alla notifica del ricorso, dell’atto stesso e degli altri allegati, delle ricevute di accettazione e avvenuta consegna, con attestazione, da parte del difensore, della conformità delle copie depositate ai documenti informatici da cui sono tratte.


contra

Consiglio di Stato sez. III  20 gennaio 2016 n. 189 secondo cui la notifica pec è inammissibile e

TAR Trento, sez. I, 22/07/2016 n. 317 

(che si riporta in estratto richiamando i diversi orientamenti sul punto)

ESTRATTO

Con l’art. 16, comma 17 bis, del d.l. 18.10.2012 n. 179 (aggiunto dall’art. 46, co. 2, del d.l. 24.6.2014 n. 90, convertito con modificazioni dalla L. n. 114/2014) il legislatore – esplicitamente – ha esteso al giudizio amministrativo la possibilità di effettuare a mezzo posta certificata le comunicazioni di segreteria, ma, altrettanto esplicitamente, con il comma 3 bis dell’art. 16 quater dello stesso d.l. n. 179/2012, ha escluso la diretta applicabilità alla giustizia amministrativa delle disposizioni che, nel processo civile, sono idonee a consentire l’operatività del meccanismo di notificazione a mezzo di posta elettronica(cfr. T.a.r. Lazio Roma, sez. III ter, 13.1.2015, n. 396).

Peraltro, se per il processo civile è stato emanato il d.m. 3 aprile 2013 n. 48, contenente il “Regolamento sulle regole tecniche per l’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”, il processo amministrativo è stato a lungo in attesa dell’emanazione del d.p.c.m. previsto dall’art. 13 delle norme di attuazione di cui all’allegato 2 al cod. proc. amm., che è chiamato a tener conto “delle peculiarità del processo amministrativo”.

Per il vero, il regolamento per l’attuazione del processo amministrativo telematico è stato emanato con d.p.c.m. 16 febbraio 2016 n. 48, recante pure la disciplina delle notificazioni per via telematica (art. 14): tuttavia detto regolamento stabilisce (art. 21) che “le disposizioni del presente decreto si applicano a partire dal 1° luglio 2016, data di entrata in vigore del processo amministrativo telematico”(co. 1), e ciò ancor prima del recente d.l. 30 giugno 2016 n. 117 che ha differito l’entrata in vigore al 1°gennaio 2017, ed inoltre che “nella fase della sperimentazione continuano ad essere applicate le previgenti disposizioni in materia di perfezionamento degli adempimenti processuali”(co. 4).

Ne consegue che le disposizioni regolamentari sulle notifiche per via telematica nel processo amministrativo non sono ancora applicabili e che – per quanto di interesse nel ricorso in esame – non lo erano al momento della notificazione del ricorso stesso, effettuata esclusivamente a mezzo posta certificata in data 18 aprile 2016.

Questo Tribunale ha peraltro già ritenuto (sentenza n. 86 del 15 febbraio 2016) che in presenza di un ricorso notificato con posta elettronica certificata non si verta in un’ipotesi di inesistenza della notifica, bensì di nullità, con ciò ammettendo la possibilità di una sanatoria derivante dalla costituzione delle parti intimate, in applicazione del principio della strumentalità delle forme processuali.

Tuttavia l’affermazione di tale principio va coniugata pure con quella secondo cui “la costituzione dell’intimato è sì idonea a sanare la nullità medesima ma, a differenza che nel processo civile, con efficacia ex nunc, ossia con salvezza delle eventuali decadenze già maturate in danno del notificante prima della costituzione in giudizio del destinatario della notifica, ivi compresa la scadenza del termine di impugnazione” (Cons. di Stato, sez. III, 20 gennaio 2016, n. 189).

Nella fattispecie in esame le richieste di accesso agli atti ex L. n. 241/1990 sono state ricevute dalla società autostradale in data 18 febbraio 2016 e 1 marzo 2016 (docc. 1 e 3 fasc. ricorrenti), e dunque al più tardi a far data dal 31 marzo 2016 si era formato il silenzio rigetto previsto dall’art. 25, co. 4, della L. n. 241/1990.

Avverso lo stesso gli interessati avrebbero dovuto promuovere il ricorso previsto dall’art. 116 del cod. proc. amm. entro il successivo termine di trenta giorni (co. 1), e cioè entro il 30 aprile 2016, ricorso da introdursi nelle forme tradizionali di notificazione a pena di nullità, il che – come sopra visto – non è avvenuto.

Né può ritenersi che la successiva costituzione della intimata società autostradale abbia avuto effetto sanante della nullità della notificazione, poiché è avvenuta con memoria depositata il 19 maggio 2016, allorché il suddetto termine di trenta giorni era già decorso.

Ne deriva, quale corollario, l’irricevibilità del ricorso in esame, senza necessità di delibare nel merito la fondatezza o meno dello stesso

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[su_expand more_text=”NEL PROCESSO TRIBUTARIO” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]LA NOTIFICA A MEZZO PEC DELLA SENTENZA E’ IDONEA A FAR DECORRERE IL TERMINE BREVE PER L’APPELLO

Comm. Trib. Reg. Ancona, 26 agosto 2016 n. 534  

E’ idonea a far decorrere il termine breve per la proposizione dell’appello da parte dell’Agenzia delle Entrate, la notifica della sentenza a mezzo posta elettronica certificata a cura del contribuente e ciò a prescindere dall’avvio del processo tributario telematico


CONTRA
Cass. civ. Sez. VI – 5 Ordinanza, 12-09-2016, n. 17941
Non è idonea al decorso del termine breve per la proposizione del ricorso per cassazione, la notifica della sentenza tramite posta elettronica certificata effettuata dal difensore del contribuente all’Amministrazione finanziaria ai sensi del combinato disposto dell’art. 51, comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992, in relazione all’art. 38 che, a sua volta, richiama l’art. 16 del medesimo decreto, il quale non contempla la previsione della notifica del ricorso a mezzo posta elettronica certificata. Tale modalità di notifica è, invece, prevista dal nuovo art. 16 bis, il cui comma 3 è applicabile solo dal 1 dicembre 2015 per le sole notifiche tramite posta elettronica certificata degli atti nel processo tributario telematico sperimentale dinanzi alle Commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria. Detta notifica, in assenza della previsione delle regole tecniche di attuazione, deve ritenersi giuridicamente inesistente, non essendo in tal caso ipotizzabile alcuna forma di sanatoria.

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[su_expand more_text=”NEL PROCESSO PENALE” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]VALIDA LA NOTIFICA PEC AL DIFENSORE DELL’IMPUTATO

Cassazione penale sez. IV  31 marzo 2016 n. 16622

Nell’ambito del procedimento penale deve considerarsi valida la notifica a mezzo posta elettronica certificata (c.d. pec), trattandosi di uno strumento da cui può evincersi con certezza la ricezione dell’atto da parte del destinatario, laddove la norma consenta la notifica all’imputato mediante consegna al difensore. La dizione persona dell’imputato di cui al D.L. 16 ottobre 2012, n. 179, art. 16, va infatti interpretata nel senso di persona fisica dell’imputato

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massimario

DEPOSITO TELEMATICO 


[su_expand more_text=”DEPOSITO IN REGISTRO ERRATO” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

Tribunale Bologna, 04.07.2016

Non è idoneo ad integrare una valida instaurazione del rapporto processuale, il deposito telematico del ricorso ex art. 98 l.f. nel registro fallimenti, anziché contenzioso, in quanto lo  scopo del deposito è quello di comunicare l’atto alla controparte e al giudice.

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[su_expand more_text=”IL PERFEZIONAMENTO DEL DEPOSITO TELEMATICO” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

Tribunale Massa, 04/07/2016 n. 683

Se è pur vero che il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia (la c.d. “RdAC”, ossia la seconda PEC recapitata a seguito di un deposito telematico), avendo essa la funzione di “esonerare il depositante dal rischio di tardività del deposito in ragione di ritardi di lavorazione a lui non imputabili – riferendosi ai controlli automatici effettuati dal dominio giustizia e, soprattutto, a quelli manuali degli operatori di cancelleria che possono avvenire a distanza di giorni – ma non dal rischio di nullità del deposito per carenza dei requisiti indispensabili (cfr. Trib. Torino 11/6/2015), tuttavia, il deposito si ha per avvenuto solamente con il ricevimento di tutte e quattro le ricevute con esito positivo.


Trib. Avellino Sez. I Ordinanza, 31-05-2016
Lo scopo del deposito telematico degli atti non è quello di consentire alla parte interessata di trasmettere l’atto entro il termine di decadenza quanto invece che l’atto venga portato a conoscenza dell’altra parte e del giudice, di talché, in caso di mancata accettazione da parte dell’operatore di cancelleria – conseguente all’esito dei controlli automatici che hanno riscontrato l’anomalia “numero di ruolo non valido il mittente non ha accesso al fascicolo”, – il deposito telematico non raggiunge lo scopo e il depositante, decorso il termine perentorio, deve intendersi incorso in decadenza. Ciò posto, nel caso specifico, il depositante deve essere rimesso nei termini per il deposito dell’atto stesso in quanto la decadenza verificatasi non è imputabile al depositante alla luce del concorso delle seguenti circostanze: a) affidamento derivante dalla possibilità di un intervento dell’operatore segnalata nella ricevuta di esito controlli automatici, essendo l’anomalia segnalata del tipo “error”; b) mancata comunicazione al giudice da parte della cancelleria delle ragioni che impedivano in senso assoluto l’accettazione “forzata” del deposito; c) impossibilità di rimediare nei termini essendo le ragioni dell’anomalia e la mancata accettazione state conosciute dalla parte dopo la scadenza del termine.


Trib. Torino Ordinanza, 13-05-2016
Il tema di PCT quando è materialmente possibile accettare il deposito (“forzando” l’accettazione e superando l’errore di tipo ERROR), la soluzione più adeguata è quella di ordinare alla cancelleria di accettare e inserire nel fascicolo telematico la comparsa di risposta depositata dall’avvocato, indicando quale data di accettazione quella in cui il depositante ha ottenuto la ricevuta di avvenuta consegna. (conforme Trib. Milano Ordinanza, 23-04-2016)


RIMESSIONE IN TERMINI

Trib. Torino Sez. VII Ordinanza, 10-04-2016

La rimessione in termini non può concedersi, in caso di erronea indicazione del numero di ruolo in fase di deposito telematico da parte dell’avvocato ove l’esito negativo dei controlli automatici sia comunicato il giorno stesso del deposito.


DEPOSITO NON CONFORME ALLE SPECIFICHE TECNICHE – IRREGOLARITA’
Trib. Milano Sez. IX, 03-02-2016
Il deposito di un atto non conforme alle specifiche tecniche prescritte per il processo civile telematico deve ritenersi mera irregolarità insuscettibile di precludere la validità dell’atto che abbia effettivamente raggiunto il suo nativo scopo.

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[su_expand more_text=”RECLAMO” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

Trib. L’Aquila Ordinanza, 22-06-2016

Il reclamo costituisce un mezzo di impugnazione a carattere devolutivo-sostitutivo, dinanzi a un giudice diverso, ma non sovraordinato rispetto a quello che pronunciato il provvedimento: pertanto, esso costituisce una prosecuzione dell’originario procedimento, non una nuova fase o un nuovo procedimento. Di taqlché, lo stesso è da intendersi un atto della parte già costituita, come tale soggetto ad obbligo di deposito telematico. Conseguentemente deve essere dichiarata l’inammissibilità del reclamo depositato in modalità analogica, per violazione del 16-bis del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.


Tribunale Trani sez. II  05 settembre 2016 n. 3551  

Anche ove si intendesse qualificare il reclamo come atto proveniente da parte già costituita, o atto endoprocessuale, non esistendo alcuna norma che sanzioni con l’inammissibilità il deposito degli atti introduttivi in forma diversa da quella telematica, se la costituzione in via cartacea è conforme alle prescrizioni di legge che la disciplinano, in virtù dei principi di libertà delle forme e del raggiungimento dello scopo, la parte che si costituisca per tale via non può essere sanzionata.


contra 

Trib. Trani Ordinanza, 24-11-2015

Il procedimento di cui all’art. 669-duodecies c.p.c., diretto a conseguire la determinazione delle modalità di attuazione ed esecuzione di un provvedimento cautelare deve ritenersi atto endoprocessuale e va pertanto introdotto mediante deposito telematico del relativo ricorso.

Estratto motivazioni

Premesso, dunque, che non può prevedersi una modalità di deposito alternativa a quella telematica, resta il problema delle conseguenze o degli effetti del deposito di un atto endoprocedimentale per via cartacea, e della eventuale sanatoria per il raggiungimento dello scopo.

Sul punto, si fronteggiano due orientamenti giurisprudenziali.

Secondo una prima opzione interpretativa (cfr. Tribunale di Torino 6.3.2015 e Trib. Foggia 15.5.2015), l’inammissibilità dovrebbe discendere quale corollario dell’avverbio “esclusivamente”, pur se non seguito da alcuna sanzione espressa da parte del Legislatore; tale interpretazione appare conforme “ai principi di certezza del diritto e di ragionevole durata del processo che hanno ispirato la riforma del processo civile telematico, essendo il deposito telematico funzionale ad un più rapido ed immediato accesso agli atti e documenti del processo, per il giudice e le parti costituite” (cfr. cit. pronuncia).

La scelta legislativa, quindi, anche se non espressa (il legislatore non fa alcun riferimento alla categoria della inammissibilità quale sanzione processuale discendente dal deposito di un atto depositato telematicamente), appare incompatibile con la diversa categoria della nullità e della connessa sanabilità per il raggiungimento dello scopo, posto che la nullità attiene a vizi dell’atto e non a vizi del deposito, che resta un’attività materiale priva di requisito volitivo autonomo, donde il richiamo alla categoria della inammissibilità appare, per questa via, preferibile.

Secondo invece altro orientamento (v. Trib. Asti del 23.3.2015; v. anche Tribunale di Traini, sezione civile, area A, sulla medesima questione del reclamo, rel. Sardone del 20.10.2015), argomentando sulla insussistenza di alcuna norma che sanzioni con l’inammissibilità il deposito degli atti introduttivi in forma diversa da quella telematica, se la costituzione per tale via è conforme alle prescrizioni di legge che la disciplinano (c.d. regole tecniche), in virtù dei principi di libertà delle forme e del raggiungimento dello scopo, la parte che si costituisca per via telematica non può essere in alcun modo sanzionata.

In verità, pare al Collegio che la questione dell’interpretazione della natura di un atto (se introduttiva o endoprocessuale), se non presenta, in generale, particolari problemi allorquando si tratti di memorie endoprocedimentali ex art. 183 sesto comma c.p.c., comparse conclusionali o memorie di replica, sia di non agevole risoluzione allorquando si i ricorsi al giudice dell’esecuzione in opposizione successivi all’inizio dell’esecuzione, ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c., per le istanze di conversione nel pignoramento, gli incidenti nell’esecuzione per rilascio, i ricorsi per concordato preventivo “pieno” o “prenotativo”; i reclami ex artt. 26 e 36 l.f.

In questi, ed altri casi consimili a quello del caso di specie, in cui la cancelleria ha accettato (e non rifiutato, come imposto dalla circolare) l’atto, sussistono margini per ritenere integrato il principio del raggiungimento dello scopo, allorquando, pur non essendo il deposito conforme allo schema normativo previsto come esclusivo (v. in argomento, Cass. S.L. 21447/2007, Cass. 12391/2013 in tema di deposito effettuato a mezzo posta), l’atto sia stato comunque accettato dalla cancelleria, integrando quella presa di contatto tra l’ufficio giudiziario e il depositante, in modo tale da porre l’atto a conoscenza del Giudice e della controparte, dopo aver superato i controlli sul contenuto e l’esistenza degli atti da parte della cancelleria.

Si invoca, sulla scorta di tale filone interpretativo, il principio sancito dalla S.C. (v. Cass. 5150/09 e 12509/2015) secondo cui “l’invio a mezzo posta dell’atto processuale destinato alla cancelleria (nella specie, memoria di costituzione in giudizio comprensiva di domanda riconvenzionale) – al di fuori delle ipotesi speciali relative al giudizio di cassazione, al giudizio tributario ed a quello di opposizione ad ordinanza ingiunzione – realizza un deposito dell’atto irrituale, in quanto non previsto dalla legge, ma che, riguardando un’attività materiale priva di requisito volitivo autonomo e che non deve necessariamente essere compiuta dal difensore, potendo essere realizzata anche da un nuncius, può essere idoneo a raggiungere lo scopo, con conseguente sanatoria del vizio ex art. 156 c.p.c., comma 3: in tal caso, la sanatoria si produce con decorrenza dalla data di ricezione dell’atto da parte del cancelliere ai fini processuali, ed in nessun caso da quella di spedizione”.

Ciò posto, tra i due filoni interpretativi, appare maggiormente condivisibile il primo orientamento, per i seguenti ordini di considerazioni, di carattere letterale e sistematico.

In primo luogo, a parere del Collegio, non può invocarsi il principio della libertà delle forme (dal quale deriverebbe che tutte le forme degli atti del processo sono previste non per la realizzazione di un fine proprio ed autonomo, ma allo scopo del raggiungimento di un certo risultato, con la conseguenza che l’eventuale inosservanza della prescrizione formale sarebbe irrilevante se l’atto viziato raggiunge ugualmente lo scopo cui era destinato), posto che – come si è detto – in questo caso non può parlarsi, propriamente, della forma di un atto, ma, semmai, delle modalità di trasmissione alla cancelleria di un determinato atto; in secondo luogo, se è vero che il deposito è un’attività materiale priva di requisito volitivo autonomo (che, come tale, può essere effettuata anche da un nuncius), nel concreto è lo stesso Legislatore ad obbligare, specificandone il quomodo con l’avverbio “esclusivamente”, una particolare modalità di trasmissione dell’atto, e ciò al fine di favorire la progressiva dematerializzazione del fascicolo cartaceo, per le ragioni di economia processuale e di ragionevole durata del processo cui è ispirato il processo non abbia depositato per via telematica 1 atto processuale (si pensi alla scansione temporale dei termini processuali ex art. 183 sesto comma c.p.c. ed al fatto che, qualora una parte non depositi alcuna richiesta istruttoria nella memoria a ciò deputata, l’altra parte potrebbe a sua volta non depositare alcuna richiesta istruttoria di segno contrario); pur volendo ritenere che l’atto abbia superato i controlli della cancelleria ed abbia realizzato la presa di contatto tra l’ufficio giudiziario e il depositante, sussiste pur sempre l’esigenza di certezza della trasmissione degli atti, che non può essere realizzata con ogni mezzo, ma con una modalità particolare richiesta dal Legislatore; in quarto luogo, il fatto che non sia prevista una sanzione espressa di inammissibilità, non osta a che la sanzione, rilevabile d’ufficio, possa essere ricavata dai principi generali dell’ordinamento, ed intesa come scostamento dal modello legale tipico del deposito previsto dal Legislatore, insuscettibile di sanatoria per effetto del raggiungimento dello scopo, posto che la sanatoria richiamata concerne la questione dell’impersonalità del deposito, mentre, in questo caso, viene in questione il quomodo stesso del deposito.


Tribunale Taranto  13 luglio 2016

Il deposito del reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. da parte della p.a. può essere effettuato in forma cartacea, visto che l’art. 16 comma 1 del d.l. n. 179 del 2012 prevede espressamente che per i difensori non si intendono i dipendenti di cui si avvalgono le p.a. per stare in giudizio personalmente, per i quali dipendenti il deposito in forma telematica è meramente facoltativo così come lo è quello degli atti introduttivi ai sensi del successivo art. 1 bis


Tribunale Vasto  15 aprile 2016

Il ricorso ex art. 669 terdecies c.p.c. non introduce un nuovo e diverso giudizio ma rappresenta la prosecuzione del medesimo procedimento cautelare, iniziato con il deposito del ricorso nella precedente fase e di cui costituisce, a sua volta, una fase meramente eventuale, finalizzata al riesame della domanda cautelare. Non esiste, quindi, altra forma di deposito di tale atto se non quella telematica ai sensi dell’art. 16 bis, comma 1, d.l. n. 179/2012.


Tribunale Venezia Sez. spec. Impresa  03 luglio 2015

Il reclamo cautelare avvia un nuovo ed autonomo giudizio, eventuale sia rispetto al ricorso cautelare che alla causa di merito, con la conseguenza che i relativi atti introduttivi non soggiacciono all’obbligo di deposito telematico.


Tribunale Asti sez. I  23 marzo 2015

Il reclamo cautelare principale va considerato atto introduttivo del relativo giudizio e può quindi essere depositato, a scelta del ricorrente, in forma telematica o in forma cartacea. Quand’anche qualificato come proveniente da parte costituita, il relativo deposito cartaceo è comunque ammissibile in virtù dei principi di libertà delle forme (art. 121 c.p.c.) e del raggiungimento dello scopo (art. 156 c.p.c.).


Tribunale Torino sez. III  06 marzo 2015

Il reclamo è atto processuale depositato dal difensore di una parte precedentemente costituita, e va dichiarato inammissibile se depositato con modalità diversa da quella telematica, in quanto la volontà legislativa è quella di indicare un’unica, esclusiva ed obbligatoria modalità di deposito.

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massimario

ATTESTAZIONE DI CONFORMITA’


 [su_expand more_text=”NELL’ISCRIZIONE A RUOLO DELLA PROCEDURA ESECUTIVA” less_text=”RIDUCI” height=”0″ link_color=”#ce1f2f” link_style=”button” link_align=”center” more_icon=”icon: gavel”]

Trib. Caltanissetta Ordinanza, 01-06-2016
La copia notificata alla controparte del decreto ingiuntivo telematico, emesso provvisoriamente esecutivo, priva dell’attestazione di conformità da parte dell’avvocato non comporta l’inesistenza del titolo, bensì un mero difetto formale dell’atto notificato che non incide sul diritto del creditore ad agire in via esecutiva. Qualora l’avvocato non attesti la conformità agli originali in suo possesso dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, ai sensi dell’art. 543, comma 2, c.p.c., al momento del loro deposito presso la cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione, il pignoramento non è inefficace.

Cass. civ. Sez. VI – 3 Ordinanza, 11-02-2016, n. 2791 
Ai sensi dell’art. 16 bis, commi 1, 2 e 3, del d.l. n. 179 del 2012, convertito nella l. n. 221 del 2012 (modificata dall’art. 4, comma 2, della l. n. 114 del 2014 e dall’art. 19, comma 1, della l. n. 132 del 2015) e dell’art. 44 del d.l. n. 90 del 2014, conv. nella citata l. n 114, le disposizioni concernenti il processo telematico hanno trovato applicazione, per i procedimenti iniziati prima del 30 giugno 2014, a decorrere dal 31 dicembre 2014, mentre anteriormente e fino a tale data era possibile solo depositare atti e documenti. Ne consegue che il potere di autentica esercitato dal difensore, ai sensi della disciplina sul processo digitale, per attestare la conformità all’originale della copia di una ordinanza emessa, prima del 31 dicembre 2014, in un giudizio iniziato prima del 30 giugno 2014, non ha giustificazione normativa e il ricorso per regolamento di competenza proposto avverso tale ordinanza è improcedibile stante il mancato deposito di idonea copia autentica del provvedimento impugnato. (Dichiara improcedibile)


Trib. Milano Sez. III, 29-06-2016

In tema di esecuzione forzata, il mancato deposito degli atti muniti di attestazione di conformità determina un rallentamento nello svolgimento del processo esecutivo e, complessivamente, dell’attività dell’amministrazione della giustizia, rischiando di incidere sulla ragionevole durata del processo per espropriazione. Il giudice dell’esecuzione, infatti, in mancanza della dichiarazione di conformità degli atti prodromici all’esecuzione e dell’atto di pignoramento non potrebbe procedere con il conferimento dell’incarico di stima dei beni staggiti e, successivamente, con la vendita dei cespiti pignorati, non avendo certezza alcuna circa il possesso di un titolo esecutivo in capo al creditore. Pertanto, essendo l’attestazione di conformità, in tale prospettiva, non una mera formalità, in quanto il difensore del creditore, per potere attestare che la copia è conforme all’originale, deve avere avanti a sé l’originale da collazionare con la copia e, dunque, il possesso del titolo, il difetto di tale attestazione di conformità, originariamente demandata all’opposizione agli atti esecutivi, oggi è rilevabile d’ufficio e sanzionata con l’inefficacia del pignoramento compiuto.


Trib. Bari Ordinanza, 04-05-2016
Il termine previsto dalla legge per il deposito degli atti obbligatori nella procedura esecutiva ormai telematicamente instaurata, non deve intendersi riferito anche all’attestazione di conformità.

Estratto motivazione

sotto il profilo testuale la disposizione di cui all’art. 543 co. 4 terzo periodo c.p.c., distingue la problematica dell’attestazione di conformità delle copie degli atti in questione da quella dell’inefficacia del pignoramento per tardivo deposito delle stesse e ricollega la tardività/inefficacia unicamente al mancato deposito della nota d’iscrizione e delle copie autentiche degli atti “di cui al secondo periodo” (dunque non al terzo) del citato 4 co. dell’art. 543 c.p.c., e non richiamando, invece, tra gli atti da depositare a pena di inammissibilità nel termine prescritto, anche l’attestazione di conformità. Ne consegue che l’eventuale deposito oltre il termine deve rimanere irrilevante

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