La convertibilità della domanda inamissibile salva il giudizio


Il giudice deve verificare se la domanda inammissibile è convertibile in altra domanda rivolta al medesimo scopo

(Cass. Civ. n. 22880 del 09.11.2016) 


Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione salva la domanda di ammissione al passivo di un credito proposta nelle forme dell’opposizione allo stato passivo, anziché con atto di insinuazione tardiva, per tale ragione dichiarata inammissibile dal Tribunale con sentenza confermata in sede di gravame.

A sostegno della confermata inammissibilità, la Corte di merito ha osservato che la domanda dell’appellante, soccombente in primo grado, era qualificabile come opposizione allo stato passivo e, in quanto tale, era inammissibile perché proposta non già avverso lo stato passivo, bensì avverso la successiva nota con cui i commissari liquidatori della società debitrice sottoposta a l.c.a. avevano riscontrato negativamente la richiesta di pagamento del creditore.

Il soccombente, quindi, ricorre alla Suprema Corte che accoglie il suo ricorso sotto l’assorbente profilo che, per quanto il creditore avesse proposto una opposizione allo stato passivo pacificamente inammissibile in quanto tale, era compito del giudice verificare — in ossequio ai principi generali di conservazione degli atti giuridici e di economia dei mezzi processuali — se, proprio in considerazione di detta inammissibilità, essa fosse convertibile in altra domanda rivolta al medesimo scopo, della quale tuttavia presentasse i requisiti di ammissibilità.

Nel caso di specie, infatti, la domanda del ricorrente presentava tutti i requisiti di ammissibilità della domanda di insinuazione tardiva di credito, la cui forma è dall’art. 89 d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 disciplinata proprio mediante rinvio alle disposizioni valevoli per l’opposizione a stato passivo contenute negli artt. 87, commi da 2 a 5, e 88 del medesimo decreto.

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