Equa riparazione: la rinnovazione della notifica vale anche per la fase di opposizione


Nel caso di omessa notifica dell’opposizione, il giudice può concedere termine per rinnovarla

(Cass. Civ. n. 18433 del 20.09.2016)


Come affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 5700 del 2014, «in materia di equa riparazione per durata irragionevole del processo, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza alla controparte non è perentorio, non essendo previsto espressamente dalla legge. Ne consegue che il giudice, nell’ipotesi di omessa o inesistente notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, può, in difetto di spontanea costituzione del resistente, concedere al ricorrente un nuovo termine, avente carattere perentorio, entro il quale rinnovare la notifica»

Tale principio, enunciato dalle Sezioni Unite con riferimento alla legge n. 89 del 2001 nel testo vigente prima delle modificazioni introdotte dal decreto legge n. 83 del 2012, secondo la Cassazione (sent. n. 18433 del 20.09.2016), vale anche per la fase dell’opposizione ex art. 5-ter della legge n. 89 del 2001, proposta avverso il decreto della Corte territoriale.

Infatti,  nel procedimento di equa riparazione per durata irragionevole del processo, l’opposizione di cui all’art. 5-ter della legge n. 89 del 2001 dà luogo ad un procedimento camerale, sicché il termine assegnato per la notificazione del ricorso non ha carattere perentorio e, laddove quest’ultima risulti omessa o inesistente, il giudice, in difetto di spontanea costituzione del resistente all’udienza fissata nel decreto (che ha valore sanante in applicazione analogica degli artt. 164 e 291 c.p.c.), deve fissare un nuovo termine per la notifica (ex multis Cass. Civ. sentenza n. 18113 del 2015)

Nel caso di specie, la Corte d’appello in composizione collegiale, preso atto che la ricorrente non aveva notificato all’Avvocatura distrettuale il ricorso e che aveva chiesto un nuovo termine per poter procedere alla notifica, non uniformandosi al richiamato principio, dichiarava il ricorso improcedibile ritenendo che il termine concesso con il decreto di fissazione dell’udienza per la notificazione, ancorché non perentorio, non potesse essere rinnovato, in assenza di qualsivoglia tentativo di notificazione.

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