Equa riparazione: quando non può essere rigettato il ricorso per carenza documentale


Il giudice non può rigettare il ricorso per carenze probatorie superabili con l’esercizio del potere ufficioso

(Cassazione Civile n. 18337 del 19/09/2016)


La Cassazione, con la sentenza in commento, risolve la questione relativa agli oneri di allegazione della parte nel giudizio di equa riparazione per irragionevole durata del processo e ai poteri di iniziativa del giudice.

Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva rigettato la domanda di equa riparazione senza dare corso alla richiesta formulata nel ricorso introduttivo di acquisizione degli atti del giudizio presupposto.

La Cassazione censura tale decisione, in quanto la Corte d’appello non si è attenuta al principio per cui «in tema di equa riparazione per la violazione del termine ragionevole di durata del processo, ove la parte si sia avvalsa della facoltà – prevista dall’art. 3, comma 5, della legge 24 marzo 2001, n. 89 – di richiedere alla corte d’appello di disporre l’acquisizione degli atti del processo presupposto, il giudice non può addebitare alla mancata produzione documentale da parte dell’istante di quegli atti, la causa del mancato accertamento della addotta violazione della ragionevole durata del processo>>.

Difatti, la parte ha un onere di allegazione limitatamente alla sua posizione nel processo, essendo onerata a provare la data iniziale di questo, la data della sua definizione e gli eventuali gradi in cui si è articolato, mentre  spetta al giudice – sulla base dei dati suddetti, di quelli eventualmente addotti dalla parte resistente e di quelli acquisiti dagli atti del processo presupposto – verificare se vi sia stata violazione del termine ragionevole di durata.

Peraltro, nel modello processuale della legge n. 89 del 2001 sussiste un potere d’iniziativa del giudice, che gli impedisce di rigettare la domanda per eventuali carenze probatorie superabili con l’esercizio di tale potere. (Cass. n. 16367 del 2011; da ultimo, Cass. n. 5354 del 2016).

Ha quindi errato la Corte d’Appello a rigettare la domanda di equa riparazione senza tenere nel debito conto che i ricorrenti avevano adempiuto il proprio onere di allegazione riferendo i dati necessari del processo e richiedendo, come la normativa ratione tetnporis vigente consentiva, l’acquisizione di ufficio dei documenti relativi al procedimento presupposto.

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