Effetti sulla prescrizione della domanda di ammissione al passivo fallimentare


Cassazione Civile, sentenza n. 17412 del 30.08.2016

 

logo_956023_webPer verificarsi l’effetto sospensivo del termine di prescrizione del credito vantato nei confronti della società fallita, occorre che vi sia stata l’ammissione del credito al passivo del fallimento o è sufficiente il deposito della domanda?

Secondo il ricorrente che ha investito la Suprema Corte della questione, la domanda di insinuazione del credito al passivo del fallimento non seguita dalla prova della successiva ammissione dello stesso, produrrebbe solo un effetto interruttivo istantaneo e non la permanenza della interruzione della prescrizione nel corso della procedura.

Non è dello stesso avviso la Cassazione, che con la sentenza n. 17412 del 30.08.2016, nel rigettare il ricorso proposto, ha avuto modo di chiarire che l’articolo 94 del RD 267/1942 – rubricato “effetti della domanda” – dispone che la domanda di ammissione al passivo produce gli effetti della domanda giudiziale per tutta la durata del fallimento, senza affatto condizionare detti effetti al successivo provvedimento di ammissione.

Peraltro, l’espresso richiamo all’art. 2943 c.c. contenuto nella citata disposizione della Legge Fallimentare, non lascia adito a dubbi sull’effetto interruttivo, al pari di qualsiasi altra domanda giudiziale, dell’istanza di insinuazione del credito al passivo e sulla permanenza di tale effetto per tutta la durata della procedura concorsuale.

Orientamento conforme a quello della sentenza in commento, è stato già espresso da Cassazione civile, sez. III, 17/07/2014, n. 16408 e da Cassazione Civile, sez. lav., 18/04/2001, n. 5658, secondo cui ” In applicazione poi degli artt. 2943, 2945 cod. civ. e 94 I. fa/I., la costante giurisprudenza ritiene che la domanda di ammissione al passivo fallimentare, come una qualsiasi altra domanda giudiziale, comporti la interruzione della prescrizione, anche nei confronti dei coobbligati in solido del fallito, con effetti permanenti fino alla data di chiusura della procedura concorsuale (Cass. 8 aprile 1992, n, 4304, Cass. 7 aprile 1993, n. 2449)“.

A conferma di tanto, il secondo e terzo comma dell’art. 2945 c.c. dispongono che se l’interruzione avviene mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell’articolo 2943 c.c. (quindi notificazione dell’atto con il quale si inizia un giudizio di cognizione, conservativo o esecutivo e domanda proposta nel corso di un giudizio), la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio, aggiungendo che se il processo si estingue, rimane fermo l’effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’atto interruttivo.

Consulta la sentenza per esteso

Cassazione Civile – Sezione Lavoro, sentenza n. 17412 del 30.08.2016

 

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