Comodato e separazione: la casa resta alla nuora

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L’immobile concesso in comodato al figlio per abitazione familiare, in caso di separazione passa alla nuora affidataria (Cass. SS.UU.  20448/14)


La Corte di Cassazione a Sezione Unite è intervenuta nuovamente sull’istituto del comodato, rigettando la pretesa di un padre che intendeva ottenere la restituzione del suo immobile concesso in comodato al figlio in occasione delle sue nozze, una volta intervenuta la separazione della coppia.

Vediamo cosa è successo e perché le Sezioni Unite hanno negato al proprietario di riavere indietro la propria casa.

Il comodato, regolato dagli artt. 1803 e 1809 Codice Civile, è un contratto mediante il quale una parte consegna ad un’altra una cosa mobile o immobile perché se ne serva per un periodo determinato o per uno specifico uso, con l’obbligo di restituirla alla scadenza.

Se nel contratto di comodato non è indicata la durata e questa non può essere desunta dall’utilizzo che se ne fa della cosa, si parla di comodato precario o ad nutum disciplinato dall’art. 1810 Codice Civile. In questo caso, colui che riceve la cosa in comodato è obbligato a restituirla al proprietario quando questo ne fa richiesta.

Sta proprio nel tempo e nell’uso contemplati nel contratto di comodato il nocciolo della questione esaminata dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 20448 del 29.09.2014.

Nel caso di specie, un padre, in occasione delle nozze del proprio figlio, aveva concesso a quest’ultimo in comodato d’uso gratuito un immobile per destinarlo a casa familiare senza specificare alcun termine di scadenza. In quella abitazione, quindi, si stabilì la coppia di sposini che ben presto divenne una famiglia, finché un giorno il loro legame si sciolse e la casa, con la pronunzia della separazione dei coniugi, venne assegnata dal Tribunale alla moglie perché vi abitasse con il figlio della coppia.

Il padre dello sposo, una volta intervenuta la crisi coniugale, nella convinzione che il contratto dovesse qualificarsi comodato precario per non essere stata fissata una data di scadenza e che quindi bastasse la sua semplice richiesta per far scattare il diritto alla restituzione, invano si adoperò per la riconsegna dell’immobile da parte della nuora assegnataria, che oppose il suo rifiuto.

In merito le Sezioni Unite hanno richiamato il loro pronunciamento del lontano 2004 (Cass. SS.UU. 13603/2004), ribadendo che se l’immobile viene concesso in comodato per esigenze abitative della famiglia senza un termine di scadenza e poi interviene la separazione della coppia con l’assegnazione della casa da parte del Tribunale al coniuge affidatario dei figli, il proprietario dell’immobile è tenuto a lasciargliela in godimento, salvo il diritto di esigerne la restituzione ove ricorra un urgente e imprevisto bisogno di abitarla.

Tanto in considerazione del fatto che tale tipo di comodato non può qualificarsi precario, in quanto la durata dello stesso, anche se non indicata, è desumibile dall’uso cui l’immobile è stato destinato e quindi è pari al tempo (ab origine non determinabile) in cui la famiglia, anche se disgregata, avrà necessità di abitarlo.

Lo stesso principio non si applica – specificano le Sezioni Unite con la richiamata sentenza del 29.09.2014 – se nel contratto di comodato per esigenze abitative della famiglia viene apposto un termine di scadenza o altri limiti e condizioni, quali ad esempio, la previsione della concessione in uso dell’immobile sino alla definizione delle opere di ristrutturazione dell’appartamento di proprietà del comodatario e comunque non oltre una certa data.

E’ bene, quindi, prima di ricorrere all’istituto del comodato, rivolgersi a un legale che saprà consigliarvi le soluzioni migliori per evitare di comprimere per un tempo indefinito il vostro diritto di proprietà.

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